“Il mio amato padre, un meraviglioso uomo di famiglia, un autore, un uomo di pace e moderazione, è morto oggi serenamente dopo una breve battaglia contro il cancro. Era circondato da coloro che lo amavano e lo ha saputo fino alla fine. Possa la sua buona eredità continuare a cambiare il mondo”: ad annunciare la morte di Amos Oz, all’età di 79 anni, sua figlia Fania su Twitter. L’autore di “Una storia d’amore e tenebra” – un romanzo autobiografico in cui attraverso la storia della sua famiglia racconta le vicende storiche del nascente Stato di Israele dalla fine del protettorato britannico – è stato uno degli scrittori israeliani più influenti e tradotti in tutto il mondo, più volte candidato al Nobel. Laureatosi in letteratura e filosofia all’Università ebraica di Gerusalemme, ha poi studiato a Oxford. Negli anni Sessanta, insieme con altri scrittori come Yehoshua e Grossman, ha aderito al movimento pacifista “Pace ora”. Intellettuale impegnato politicamente per la soluzione dei due Stati nel conflitto israelo-palestinese, Oz è stato un convinto sostenitore degli accordi di Oslo e del dialogo con l’Olp, vicino alle posizioni di Shimon Peres: “Due guerre israelo-palestinesi sono scoppiate in questa regione – scriveva lo scrittore nel 2002 – Una è quella della nazione palestinese per la sua libertà dall’occupazione e per il suo diritto a essere uno Stato indipendente. Tutte le persone rispettabili dovrebbero sostenere questa causa. La seconda guerra è mossa dall’Islam fanatico, dall’Iran a Gaza e dal Libano a Ramallah, per distruggere Israele e cacciare gli ebrei dalla loro terra. Tutte le persone rispettabili dovrebbero aborrire questa causa”. In seguito, Oz ha cambiato la propria posizione di fronte alla decisione del governo israeliano di estendere le operazioni in Libano, sostenendo come Israele avesse esaurito il suo diritto all’autodifesa.
NETANYAHU. “Uno degli scrittori più importanti di Israele – è il ricordo del premier Benjamin Netanyahu – Ha contribuito molto al rinnovamento della letteratura ebraica, mediante la quale ha espresso con bravura e con sentimento parti importanti dell’esperienza israeliana”. Netanyahu non nega le “divergenze di opinioni su molte questioni”, ma sottolinea al contempo di aver “apprezzato il suo contributo alla lingua e alla cultura ebraica. Le sue parole e i suoi scritti ci accompagneranno per molti altri anni ancora”. (Roc – 28 dic)
