Roma, 7 gen – “Il testo del decreto legge contenente le regole applicative del reddito di cittadinanza e della cosiddetta ‘quota cento’, dopo la proposta di riduzione degli eletti nella circoscrizione Estero e la mancanza di risposte della manovra finanziaria, conferma in modo evidente che per questo governo e per la maggioranza 5Stelle-Lega-Maie gli italiani all’estero sono l’ultimo dei pensieri, anzi non esistono. Il reddito di cittadinanza, o meglio ciò che ne resta dopo i tagli di risorse concordati con l’UE, può essere richiesto dai cittadini italiani e da una serie di altri soggetti (cittadini di paesi dell’Unione europea o di paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con l’Italia o di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE di lungo periodo), a condizione che al momento della domanda risiedano in Italia da almeno dieci anni in modo continuativo. Quindi, chi è all’estero e perde il posto di lavoro o decide comunque di rientrare non può presentare domanda”. Lo dichiarano i Parlamentari del PD eletti all’estero Laura Garavini, Francesco Giacobbe, Nicola Carè, Francesca La Marca, Angela Schirò, Massimo Ungaro. “Chi è andato all’estero negli ultimi anni – e sono centinaia di migliaia, secondo le statistiche – per esperienze brevi di lavoro e poi è tornato, è escluso. Coloro che stanno lasciando con disperazione le zone di crisi, come il Venezuela con la speranza di trovare accoglienza nel paese di origine, devono rivolgersi altrove, con buona pace delle affermazioni fatte di recente dal Sottosegretario Merlo a un giornale venezuelano – continuano i parlamentari del Pd -. Senza contare le ristrette griglie reddituali che renderanno pressoché impossibile l’accesso anche ai pochi che possano avere miracolosamente i requisiti della cittadinanza e della residenza”. (SEGUE)