Roma, 8 gen – “Non ho nulla contro l’assistenza ai più deboli. Il problema, però, è che se oltre al versamento mensile non c’è nulla, dall’assistenza si passa all’assistenzialismo, e questo non va più bene” e “gli unici che avranno davvero la certezza di trovare un posto di lavoro sicuro, grazie a questo ambiguo provvedimento, saranno i quattromila navigator, queste strane figure professionali per le quali si è adottato un nome che solo un pazzo o un ignorante poteva scegliere”. Così la sociologa del lavoro e studiosa dei problemi connessi alla povertà, Chiara Saraceno, parlando del reddito di cittadinanza in una intervista a Il Foglio nella quale punta il dito contro “un percorso farraginoso e iperburocraticizzato. Impraticabile”, “le politiche attive e il contrasto alla povertà non sono la stessa cosa”. Secondo l’esperta il patto per l’inclusione sociale non è altro che la prosecuzione del Rei sotto altra “denominazione”: “Si allarga la platea dei beneficiari, ma non si aumentano le risorse agli enti locali” e “ai beneficiari vengono richiesti degli oneri puramente formali, come quello di sostenere `colloqui psicoattitudinali’, corsi di ‘auto-imprenditorialità’, o come quello di `consultare quotidianamente l’apposita piattaforma digitale’ per la ricerca del lavoro. Fuffa, certo. Non mi pare si trovi così, un lavoro. E del resto, se mai funzionerà, questo reddito, funzionerà non certo per ‘gli ultimi’, di cui pure tanto si riempiono la bocca nel governo, ma soltanto per quelli con un piede già dentro il mercato del lavoro”. Inoltre “anche gli sgravi alle imprese che assumono sono più consistenti per coloro che sono immediatamente occupabili”. Quanto alle offerte di lavoro, “ci sarebbe da indignarsi per il fatto che impongono formalmente una mobilità su tutto il territorio nazionale, loro che hanno urlato contro le presunte `deportazioni’ della Buona Scuola, che pure riguardavano persone a cui si garantiva un posto fisso e duraturo”. (PO / red)