Roma, 4 feb – Erika Stefani, ministro degli Affari regionali e delle Autonomie parla della difficile partita dell’autonomia dopo la stagione dei referendum consultivi. “II primo passo sono le intese con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, cioè gli accordi tra presienza del Consiglio e presidenze delle Regioni sulle competenze da riconoscere – spiega in una intervista a La Verità -. Sono in corso tavoli tecnici serratissimi, siamo alla fine del lavoro, ma, come si sa, in cauda venenum…”. Dopo le intese, ci saranno I disegni di legge governativi e poi si va in Parlamento. “Sì, esatto. Devo anche dire che sono un po’ stanca di sentirmi attribuire cronoprogrammi inesistenti. Semmai, c’è un punto fermo: ci sono voluti più di 30 anni per fare le Regioni (dalla Costituzione ai decreti del 1970), mentre adesso, in 7 mesi, stiamo facendo un percorso enorme”. In Parlamento servirà la maggioranza assoluta, numeri enormi specie al Senato… “Confido nella coerenza dei partiti. In Veneto, ai tempi del referendum, feci assemblee anche con esponenti di Pd, Fi e M5 s. Il presidente dell’Emilia Romagna è un esponente Pd. Insomma, non è una roba di partito. Stiamo parlando di un nuovo assetto Stato-Regioni, non di una polemica tra maggioranza e opposizione”. Quali Regioni saranno coinvolte oltre a Lombardia, Veneto e Emilia Romagna? “Sono già otto. Oltre a queste tre, anche Liguria, Piemonte, Toscana, Umbria, Marche. Immagino che in diverse stiano attendendo la prima intesa…”. Puntate su un ruolo residuale dello Stato in 23 materie? “Sì. Attualmente, in base all’articolo 117 della Costituzione, ci sono materie a competenza concorrente: può legiferare lo Stato, e può legiferare la Regione. Inevitabilmente si crea confusione. Noi puntiamo a trasferire alla Regione competenze su cui possa legiferare in autonomia, e ovviamente esercitare le relative funzioni amministrative. Naturalmente le Regioni devono avanzare richieste realistiche, senza invadere ambiti riservati allo Stato. Tenga presente che si tratta di ambiti (pensi all’ambiente, o alla cultura, solo per fare due esempi) in cui la massa di legislazione (e di giurisprudenza) è enorme e intricata”. (PO / SEGUE)