Roma, 5 feb – Tra le critiche più forti quella al requisito della residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due consecutivi: “è per noi inaccettabile per il profilo di incostituzionalità, troppo vincolante nei confronti dei cittadini stranieri, iniquo verso l’intera platea di soggetti in condizione di bisogno, a partire dai senza dimora, ed escludente per i possibili emigrati di ritorno. Riteniamo dunque necessario prevedere che i requisiti non entrino in contrasto con le normative comunitarie che regolano le prestazioni di simile natura”. Per quanto riguarda Quota 100, ovvero la possibilità di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi, “è un ulteriore passo verso la reintroduzione di una flessibilità di accesso alla pensione ma non sarà in grado di rispondere in modo omogeneo alle esigenze espresse da molte lavoratrici e lavoratori e lavoratrici. Essa costituisce, quindi, una opportunità per lavoratori con carriere continue e strutturate, ma sarà meno accessibile per i lavoratori del Centro Sud e del tutto insufficiente per le donne, per i lavoratori con carriere discontinue o occupati in particolari settori occupazionali caratterizzati da discontinuità lavorativa, come il settore agricolo o quello dell’edilizia, nei quali raramente un lavoratore raggiunge i 38 anni di contribuzione. In particolare per le lavoratrici è necessario prevedere che il requisito contributivo riconosca la maternità ed il lavoro di cura”.
(PO / Sis)