Roma, 13 feb – “Ho fatto presente al ministro Toninelli alcune obiezioni di merito sul metodo seguito dai miei colleghi”, “non condivido la metodologia utilizzata. Si tratta di un assemblaggio di approcci diversi. In alcuni punti si seguono le linee guida della Commissione europea. Poi si passa a un altro metodo, molto più inusuale”, “si discosta molto delle linee guida adottate da tutti i Paesi dell’Unione europea sulle analisi costi benefici. E da quelle italiane che riguardano la valutazione degli investimenti pubblici. Si tratta di linee guida che il ministero alle Infrastrutture ha adottato in via ufficiale con un decreto approvato lo scorso 16 giugno 2017. Senza prima cambiare quel decreto, esistevano delle regole alle quali attenersi”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, Pierluigi Coppola, docente di ingegneria dei Trasporti all’università di Roma Tor Vergata, uno dei sei componenti della commissione presieduta da Marco Ponti, spiega perché non ha firmato l’analisi costi-benefici sulla Tav. E premette: “Sono un tecnico abituato a lavorare per offrire un supporto alle amministrazioni, ma senza clamori” e “sono semplicemente un tecnico abituato a valutare gli investimenti in opere pubbliche seguendo metodi oggettivi”. E del risultato dell’analisi dice: “Ho forti ragioni di perplessità sul metodo usato per l’analisi costi-benefici, e quindi anche sui risultati che ha prodotto. Per me è importante che le opere vengano valutate correttamente, siano esse la Tav o un’autostrada” e “non è ormai un mistero il fatto che l’inserimento nei costi del mancato incasso delle accise sui carburanti sia una procedura inedita, non prevista da alcuna linea guida, europea o italiana”. Spiega anche che nella commissione “ ci sono stati confronti piuttosto serrati, a causa di una evidente differenza di impostazioni”. Uno contro cinque? “Si, è così”. Coppola precisa che è entrato nella commissione “per una scelta del ministro. Molte altre analisi, a cominciare da quella sul Terzo valico, sono state assegnate al gruppo diretto da Ponti. Io sono stato inserito per produrre un secondo parere. Nel caso del Terzo valico, ad esempio, il testo definitivo è stato redatto da Ponti e dai suoi collaboratori. Io avevo partecipato ai lavori, e su richiesta del ministro avevo presentato alla struttura tecnica di missione una nota all’analisi costi-benefici, nella quale non tenevo conto delle accise, che erano state calcolate anche per quell’opera”. Una procedura che, aggiunge, non è stata invece seguita per la Tav. (red)