Roma, 3 apr – Schiavone ricorda che “alle elezioni del 2018 un deputato eletto in Italia rappresentava 96 mila abitanti, mentre l’eletto all’estero 196 mila: se la riforma in questione entrasse in vigore lo squilibrio diventerebbe drammatico: un deputato eletto in Italia rappresenterebbe 150mila abitanti, un eletto all’estero 700mila. Persistere in tale progetto significherebbe non solo mettere in discussione l’effettività del voto ma lederebbe il diritto primario di rappresentanza, un danno ai più diretti ambasciatori dell’Italia all’estero. Una discriminazione del genere non ha alcuna contemplazione nella Costituzione, anzi una riforma del genere sarebbe l’occasione di ridefinire questo squilibrio nel senso una maggiore rappresentanza”. Presente in audizione, a sostegno della proposta del Cgie, anche il professore di Diritto Pubblico all’Università di Salerno, Marco Galdi, per il quale “appare auspicabile il mantenimento dell’attuale numero di deputati e senatori eletti all’estero, espungendo la circoscrizione estero dalla riforma, perché altrimenti il principio di effettività risulterebbe compromesso, anche alla luce del fatto che a quel punto il sistema dovrebbe necessariamente trasformarsi in un maggioritario, con un inevitabile spreco di voti”. Lo stesso Galdi sottolinea in ogni caso che Non credo di poter affermare che una riduzione del numero dei parlamentari eletti all’estero sarebbe una operazione incostituzionale, anche se ci sarebbe bisogno di una rivisitazione completa della legge di attuazione della circoscrizione estera”: la via dovrà essere dunque quella della moral suasion.
(Sis)