Roma, 5 apr – “Il tempo è maturo per concepire il mondo degli italiani all’estero come una regione autonoma e differenziata, verso la quale dovranno rivolgersi le istituzioni italiane”. E’ questa la convinzione di Michele Schiavone, segretario generale del Consiglio generale degli italiani all’estero. La stessa convinzione che spinge il Cgie a dire No al taglio dei parlamentari eletti all’estero e a chiedere, invece, l’aggiunta di almeno 12 deputati e 6 senatori al numero dei parlamentari eletti nei collegi nazionali. La posizione è stata ribadita il 3 aprile alla Camera, quando una delegazione del Cgie è stata ascoltata dalla commissione Affari costituzionali nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla proposta di riforma costituzionale che ridurrebbe il numero dei parlamentari. È la filosofia a spiegarci il pensiero di Schiavone, che cita Hegel e la sua Nottola di Minerva. L’uccello sacro alla dea della sapienza inizia il suo volo solo al crepuscolo, quando il sole è già tramontato. “Anche in questa partita sulla revisione costituzionale italiana – riflette Schiavone – il dibattito è arrivato troppo tardi, ovvero in un periodo in cui il razionale segna il passo sull’irrazionale. Come pensiero delle istituzioni questa proposta appare tardi, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione. È figlia di un’onda cresciuta sull’insofferenza se non proprio sull’insoddisfazione. Il primo passaggio legislativo in Senato ha mostrato esplicitamente parecchi punti deboli e, tra questi, quello più controverso è proprio il numero dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero”. (SEGUE)