Roma, 9 apr – Paolo Sbraccia, Vice Presidente dell’IBDO e Professore Ordinario di Medicina Interna dell’Università di Tor Vergata, che ha coordinato l’Italian Obesity Barometer Report, intervenendo ha sottolineato che “I numeri ci dicono che l’obesità è un gradissimo problema, è una malattia biologica e genetica, non rappresentata solo dalle complicanze. I pazienti, quindi, sono estremamente importanti. Ognuno di noi impegnati sul campo ha un campo visivo ristretto legato al proprio punto di vista e settore, che può essere sociologico, industriale, statistico. Mentre prima ognuno andava per conto suo, oggi dobbiamo lavorare insieme, perché così riusciamo a fare di più. È perciò importante allargare adesso il proprio campo visivo ed andare verso un punto comune unidirezionale. Il traguardo è considerare l’obesità univocamente”. Per Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Tor Vergata, “Alla base di iniziative come quella odierna c’è un obiettivo di innovazione sociale, che è il leitmotiv di tutte le università del mondo, non solo di Tor Vergata. Abbiamo, infatti, bisogno di trasmettere informazioni in modo appropriato e preciso ai nostri politici. Abbiamo bisogno che capiscano cosa chiede la scienza, chiedere e capire, ad esempio, le cause dell’obesità”.
Roberta Crialesi, Dirigente del Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia dell’ISTAT ha quindi illustrato l’evoluzione del fenomeno “che ha visto crescere l’obesità dal 2001 con ritmi importanti fino al 2006. Dopo il 2007, in virtù del programma del Ministero della Salute “Guadagnare salute”, ha avuto una sorta di stabilizzazione, raggiungendo livelli simili a quelli del 2010. Le Regioni del Mezzogiorno hanno i livelli più elevati di obesità, che è aumentata in tutte le regioni, tranne nel Lazio. Si notano incrementi anche nelle maggiori aree metropolitane e periferiche. Oltre alle disuguaglianze territoriali, gioca un ruolo importante anche il livello di istruzione. L’elevato titolo di studio – ha spiegato Crialesi – rappresenta un fattore protettivo per le obesità, interessando solo il 6,6 per cento dei laureati, mentre sale al 14,2 per cento tra chi possiede la licenza media. Per i ragazzi influisce il livello di istruzione dei genitori: se più basso i bambini sono obesi per il 29,5 per cento, che scende invece a 18,5 per cento per i genitori con un alto titolo di studio”. (SEGUE)