Palermo, 12 apr – I turisti sembrano apprezzare. Rashid, aiutato da un’altra guida italiana, porta in giro per l’Albergheria e Ballarò un centinaio di persone al mese. “Per me questo non è solo l’ombelico di Palermo, ma di tutto il Mediterraneo. Il 30-40% degli abitanti è straniero e viene da più parti del mondo”, spiega il fondatore di Terradamare. Ed è senz’altro vero che vagando per i vicoli dell’Albergheria è facile dimenticarsi di essere in una città dell’Europa occidentale. Ma al netto di una fascinazione per l’esotismo, com’è viverci tutti i giorni? “Ballarò continua a essere una piazza di spaccio, quindi c’è criminalità. Poi le vendite del mercato alimentare sono calate per colpa della grande distribuzione dei supermarket. Molti fanno fatica ad arrivare a fine mese. Anche per questo è cresciuto un secondo mercato di oggetti usati, soprattutto indumenti, che ora stiamo cercando di regolarizzare”, continua Sorrentino. È una delle bizzarrie di Palermo che alcuni degli abitanti più poveri vivano circondati dall’architettura e dai monumenti più spettacolari della città. Gli edifici barocchi, le cupole cremisi sbiadito delle chiese arabo normanne. Una bellezza ultraterrena, lasciata da sempre in uno stato di degrado e abbandono. Oggi, però, dopo essersi trasferite in quartieri più residenziali, la middle class e l’aristocrazia palermitana stanno tornando ad abitare il centro. Su via Maqueda, al margine del vecchio quartiere arabo, Ennio Pellicano ha restaurato e trasformato in B&B il palazzo della sua famiglia, arredando le stanze con tavoli e sgabelli progettati localmente e adornando le pareti con opere dei suoi amici artisti. Insomma, un nuovo tipo di migrazione, questa volta di professionisti e creativi palermitani, attratti tanto dagli stimoli intellettuali quanto dai prezzi contenuti degli affitti nei palazzi storici. Di solito queste dinamiche provocano alla lunga un aumento dei prezzi a danno degli abitanti più poveri. Sorrentino per ora non è preoccupato. “Ballarò accoglie tutti: la gentrificazione sarà morbida”. (Tommaso Carboni)