La Farnesina sta facendo di tutto per liberare i marinai della nave sequestrata da un gruppo di pirati somali l’8 febbraio scorso. Ma non avvierà trattative dirette con i sequestratori. Ricordando in una nota che “il governo italiano, tenuto anche conto dell’esplicita richiesta dei familiari degli ostaggi, ha finora espressamente evitato qualsiasi azione di tipo militare che possa mettere in pericolo la sicurezza ed incolumità degli ostaggi stessi”, la Farnesina sottolinea che “il governo italiano non può contemplare la possibilità di una trattativa diretta con i pirati e tanto meno di pagare riscatti per la liberazione degli ostaggi, come espressamente vietato dalla normativa – a cominciare da quella riflessa nelle Risoluzioni Onu, che esclude qualsiasi forma di favoreggiamento delle attività di pirateria da parte degli Stati”. “La Farnesina – prosegue la nota – che ben comprende l’angoscia dei familiari, assicura che, nell’ambito delle proprie competenze, continuerà ad adoperarsi senza soluzione di continuità per il rilascio della nave Savina Caylin e sottolinea l’importanza di mantenere il massimo riserbo da parte dei vari attori della vicenda. Come dimostrato dalla positiva soluzione di tutti i precedenti casi di sequestro, la riservatezza si è infatti rivelata un elemento fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi”. (Red – 25 ago)