L’ultimo rapporto dell’Istituto Affari Internazionali sugli italiani e la politica estera, presentato il 16 aprile, descrive un’opinione pubblica attenta ai problemi globali solo quando questi incidono direttamente sui suoi interessi, come nel caso dell’immigrazione e della sicurezza dei confini. Le differenze culturali sono percepite come un ostacolo all’integrazione europea, anche se tra i giovani la diversità in Europa non è più sinonimo di divisione.
Lo stesso Istituto ha pubblicato un’altra interessante ricerca sulle ricadute che in questi anni hanno avuto da noi dibattiti e decisioni del parlamento europeo su 15 grandi questioni, dall’energia nucleare all’unione bancaria, dalle emissioni di gas serra ai congedi di maternità. Interesse riscontrato in Italia: zero o quasi. Un disinteresse che l’opinione pubblica condivide con i rappresentanti politici. “A dispetto degli accresciuti poteri del Parlamento europeo, la sua attività – si legge nel rapporto Iai – non sembra esser stata oggetto di una maggiore attenzione da parte delle classe politica italiana, rivelatasi talvolta anche poco informata sui temi dibattuti a livello europeo”.
Creare un’opinione pubblica europea sembra dunque un obiettivo davvero controcorrente, considerati gli umori civici che ci lascia in eredità la crisi economica e la crisi di credibilità delle istituzioni comunitarie. Ma non ci sono alternative.
(23 apr)