– Roma, 12 lug – Ma in merito ai servizi per l’infanzia a che punto è l’Italia. Secondo Eurispes il numero dei nidi ha registrato un importante incremento, passando dai 3.008 del settembre 2000 agli attuali 4.885 (dati 2004-2005), ovvero il 62,4% in più. La potenzialità ricettiva della rete, che ha visto salire i posti disponibili dai 118.517 del 2000 agli attuali 163.527, ha così registrato un pur timido sviluppo, che ha portato il grado di copertura dell’utenza potenziale (ovvero il milione e 643.826 bambini da 0 ai 2 anni residenti in Italia nel 2004) dal 7,4% al 9,9%, dato certo ancora lontanissimo dal traguardo indicato per il 2010 (soddisfare il 33% della domanda). Lo sviluppo dell’offerta, tuttavia, presenta delle caratteristiche che appare opportuno segnalare: l’incremento non è riuscito a riequilibrare la distribuzione dei nidi d’infanzia sul territorio nazionale. Al contrario, si è verificato un ulteriore allargamento della quota di nidi localizzati al Nord, che passa dal 58,8% al 61,2%. Diminuisce, invece, la percentuale di strutture localizzate al Centro dal 23,7% al 19,2%, ed aumenta la quota di quelle presenti al Sud, che sale dal 16,2 al 19,6%, ma è un incremento che riguarda la sola componente privata, in quanto la percentuale di nidi pubblici presenti al Sud scende, anzi, ulteriormente, dal 17,2% al 15,8%; l’aumento ha riguardato in netta prevalenza le strutture di tipo privato, mentre ha interessato in misura decisamente inferiore quelle a titolarità pubblica: i nidi privati sono cresciuti, infatti, del 206,3%, passando da 604 a 2.905 unità; quelli pubblici hanno registrato, diversamente, un ben più modesto incremento (+20,1%), passando da 2.404 a 2.905 unità . Il risultato è una crescita esponenziale dello spazio occupato dal privato all’interno del sistema di offerta complessivo, già piuttosto rilevante. Il peso delle strutture private, pari ad 1/5 nel 2000 ma ad appena il 6,7% nel 1992, negli ultimi anni è quasi raddoppiato, arrivando a rappresentare una quota prossima al 40% dell’offerta; la presenza del privato non ha assunto lo stesso peso nelle differenti aree e regioni del Paese ma si è affermata maggiormente al Sud, dove è più accentuata la carenza dei servizi per la prima infanzia. In quest’area del Paese, infatti, i nidi privati arrivano a coprire il 43,3% dell’offerta complessiva. Va segnalato inoltre come oltre alla Provincia di Bolzano, dove sono a titolarità privata 24 delle 34 strutture complessivamente presenti sul territorio, l’offerta privata arriva a superare quella pubblica in 7 regioni, cinque delle quali situate nel Meridione d’Italia: Calabria (81%), Puglia (72,3%), Friuli Venezia Giulia (59%), Veneto (55,5%), Sicilia (53,7%), Campania (52,9%), e Abruzzo (51,9%). Nel 2000, la disponibilità di nidi privati aveva superato quella di tipo pubblico solo in Veneto e Campania. L’offerta resta invece costituita interamente da strutture pubbliche in Valle d’Aosta e nella Provincia di Trento; la crescita dell’offerta non si è accompagnata, anzi, tutt’altro, a una riduzione della differente opportunità di accesso dei bambini e delle famiglie ai servizi tra le diverse aree e regioni del Paese. Mentre, infatti, la capacità di rispondere alla domanda potenziale di servizi è cresciuta, rispetto al 2000, di 3,7 punti percentuali al Nord e di 1,4 punti percentuali al Centro, al Sud e nelle Isole il grado di copertura di posti nido sul complesso della popolazione 0-2 anni, già nettamente più basso, è ulteriormente diminuito (-0,3%), scendendo al 3,5%, contro il 12,1% del Centro ed il 13,8% del Nord. In questo senso, il ruolo, del tutto predominante, giocato dal privato nell’aumento delle strutture ricettive nel Meridione – dove la componente privata dell’offerta è cresciuta del 341,1% mentre la pubblica di appena il 10,1% – non è riuscito a compensare la carenza cronica di strutture pubbliche delle regioni meridionali.