Roma, 12 ott – Le cooperative sociali attive al 31 dicembre 2005 sono 7.363, mentre 652 sono quelle che, alla data di riferimento della rilevazione, non avevano ancora avviato l’attività o l’avevano sospesa temporaneamente. Rispetto alla rilevazione precedente, riferita al 2003, le cooperative sociali sono aumentate del 19,5%; rispetto alla prima rilevazione del 2001 l’incremento è stato del 33,5%. Lo rileva l’Istat nel suo rapporto che mette in evidenza la crescente rilevanza delle cooperative sociali nel panorama del non-profit italiano. A conferma della relativa novità del fenomeno, più del 70% delle cooperative sociali è nato dopo il 1991. Nel 59% dei casi (4.345 unità) si tratta di cooperative che erogano servizi socio-sanitari ed educativi (cooperative di tipo A) e nel 32,8% (2.419 cooperative) di unità che si occupano di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (cooperative di tipo B). Le cooperative ad oggetto misto, che svolgono sia attività di tipo A sia di tipo B, ed i consorzi sono molto meno numerosi, rispettivamente 315 le prime (4,3%) e 284 i secondi (3,9%). Nelle cooperative sociali sono impiegati circa 244 mila lavoratori retribuiti (di cui 211 mila dipendenti, 32 mila lavoratori con contratto di collaborazione e poco più di 1.000 lavoratori interinali) e 34 mila non retribuiti (30 mila volontari, 3 mila volontari del servizio civile e circa 700 religiosi). Il 71,2% delle risorse umane è costituito da donne. Dal punto di vista economico, continua l’Istat, le cooperative sociali realizzano una produzione di circa 6,4 miliardi di euro. I valori non sono distribuiti in misura omogenea tra le varie tipologie di cooperativa: a fronte di un valore medio della produzione di 867 mila euro, le cooperative di tipo A si attestano a circa 951 mila euro per unità, quelle di tipo B e ad oggetto misto dispongono in media di meno di 700 mila euro, mentre i consorzi presentano un valore medio superiore a 2 milioni di euro. Tra le cooperative di tipo A, il settore di attività relativamente più diffuso è l’assistenza sociale, il servizio più frequentemente offerto è l’assistenza domiciliare e la categoria di utenza più comune è costituita dai minori; tra le cooperative di tipo B, l’inserimento lavorativo riguarda soprattutto i disabili (invalidi fisici, psichici e sensoriali). Nel 2005, la maggior parte delle cooperative sociali è localizzata nel mezzogiorno (33,8% pari a 2.487 unità). Seguono il nord ovest con il 26,9% (1.979 unità), il nord est con il 19,9% (1.466) e il centro con il 19,4% (1.431). La distribuzione percentuale delle cooperative sociali per ripartizione territoriale presenta variazioni contenute rispetto al 2003: la quota relativa di cooperative rimane sostanzialmente stabile nel nord ovest, è in lieve diminuzione nel nord est e al centro e aumenta nel mezzogiorno. Per quanto riguarda la distribuzione regionale, nel 2005 il maggior numero di cooperative sociali ha sede in Lombardia (1.191 unità, pari al 16,2% del totale nazionale); seguono il Lazio (719), la Sicilia (589), l’Emilia-Romagna (584), il Veneto (564) e la Puglia (545) (Tavola 1). Le regioni con una minore presenza assoluta di cooperative sociali sono quelle di dimensioni più piccole: Valle d’Aosta (32), Molise (67) e Umbria (104). Rispetto al 2003, il numero di cooperative sociali aumenta in molte delle regioni italiane; in particolare, in Sardegna (64,1%), Calabria (53,6%), Liguria (53,2%), Campania (23,7%) e Lazio (21,7%). Nel 2005 i soci delle cooperative sociali sono 262.389, di cui 255.583 persone fisiche e 6.806 persone giuridiche. Rispetto alla precedente rilevazione del 2003, la base sociale di queste istituzioni cresce del 19%; in particolare, le persone fisiche aumentano del 18,9% (passando da 214.970 a 255.583 unità) e le persone giuridiche del 23,9% (da 5.494 a 6.806 unità). Tuttavia, il numero medio di persone fisiche (34,7) e di persone giuridiche (0,9) per cooperativa rimane sostanzialmente inalterato rispetto al 2003.
(Cam)