Roma, 15 ott – Sale all’1,7 per cento il tasso di inflazione: lo ha comunicato l’Istat che ha reso noti i dati del mese di settembre, confermando la stima preliminare precedentemente diffusa e registrando quindi una variazione nulla rispetto al mese di agosto e una, come detto, di più 1,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Secondo i dati dell’Istituto di statistica gli aumenti congiunturali, ovvero in relazione al mese precedente, più significativi sono stati rilevati per i capitoli Istruzione (più 1,5%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche (più 0,8%) e Abbigliamento e calzature (più 0,4%). Variazioni negative si sono registrate nei capitoli Trasporti (meno 0,9%), Ricreazione, spettacoli e cultura, Servizi ricettivi e di ristorazione (meno 0,5% per entrambi), Servizi sanitari e spese per la salute e Comunicazioni (meno 0,1%). Gli incrementi tendenziali, cioè su base annuale, più elevati si sono registrati nei capitoli Istruzione (più 3,1%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche (più 2,9 per cento) e Mobili, articoli e servizi per la casa (più 2,8 per cento); variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli Comunicazioni (meno 8,8%) e Servizi sanitari e spese per la salute (meno 0,2%). Differenze significative anche per quanto riguarda la dislocazione geografica: nell’ambito delle 20 città capoluogo di regione, gli aumenti tendenziali più elevati si sono verificati nelle città di Reggio Calabria (più 2,2%), Palermo (più 2,1%) e Napoli (più 2,0 per cento); quelli più moderati hanno riguardato le città di Trento (più 0,7%), Firenze (più 1,0%) e Aosta (più 1,1%). In relazione agli aumenti nel settore Prodotti alimentari e bevande analcoliche, l’Istat evidenzia come la dinamica dei prezzi al consumo dei singoli prodotti consente di sottolineare, all’interno del comparto alimentare, l’accelerazione della crescita tendenziale dei prezzi di pane e cereali, passata dal 2,9% di agosto al 4,6% di settembre. In particolare, il prezzo del pane risulta aumentato del 7,5% rispetto al 2006 (più 4,2% ad agosto), mentre quello della pasta è cresciuto del 4,5%. Tendenze accelerative riguardano anche i prezzi delle carni (2,8%), e in particolare del pollame (6,7 per cento), e del latte (3,2 per cento). Resta comunque elevato, seppure in riduzione rispetto a quello registrato ad agosto, il tasso di crescita tendenziale dei prezzi della frutta (5,6 per cento). Nel comparto energetico, invece, si rileva una diminuzione congiunturale dell’1,8 per cento del prezzo della benzina verde, con un aumento dello 0,8 per cento rispetto a settembre del 2006. Il prezzo del gasolio per autotrazione aumenta invece dello 0,5 per cento su agosto, diminuendo dello 0,5 per cento rispetto al 2006. Una diminuzione tendenziale del 3,5 per cento si registra infine per il gas per uso domestico, i cui prezzi sono rimasti stabili sul piano congiunturale. Mentre l’Istat certifica il boom dei prezzi dei generi alimentari Coldiretti comunica un calo record nei consumi del pane, con una riduzione in quantità del 7,4%: su base annua infatti la quantità di pane consumato per uso domestico dagli italiani è scesa sotto il milione di tonnellate (989 mila tonnellate). “Una riduzione certamente collegata al cambiamento degli stili di vita ma che è stata anche accompagnata – precisa la Coldiretti – da un progressivo aumento dei prezzi con rincari del 419 per cento negli ultimi venti anni. Peraltro – continua la Coldiretti – il prezzo del pane mostra grande variabilità nelle diverse città con valori medi più elevati raggiunti a Milano (3,39 Euro/Kg) e Bologna (3,26 Euro/Kg) mentre livelli più contenuti si registrano a Palermo (2,25 Euro/kg) e Roma (2,07 Euro/Kg) secondo le elaborazioni Coldiretti su dati osservatorio prezzi del governo ad agosto”. E’ invece amaro il commento del Codacons ai dati sull’inflazione: “Anche l’Istat – è scritto nella nota dell’associazione di consumatori – si accorge finalmente di quanto noi denunciamo da tempo. A sorprendere semmai sono i ritardi endemici con cui si arriva a verificare questi aumenti. Sarebbe opportuno che ci si attrezzasse in maniera più precisa e puntuale, per essere in grado di registrare tempestivamente i primi segnali di tensione che si possono verificare soprattutto sui beni di largo consumo e di prima necessità”. “Al di là degli strumenti di rilevazione – continua – è urgente che si concluda positivamente il tavolo di confronto aperto con il governo attraverso i due Ministeri delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico, poiché le ricadute di tali aumenti per ogni famiglia potrebbero essere, se non bloccati, di circa 400 euro in più all’anno. Su tale tavolo si deve arrivare presto ad un protocollo che determini”.
(Mca)