Lussemburgo, 15 ott – “L’Italia ha un problema molto serio con la ripartizione dei seggi approvata dal Parlamento europeo”. E ancora: “Noi non poniamo né un problema di numeri, né di parità, ma contestiamo un principio non appropriato”. Al ministro degli Esteri Massimo D’Alema quel 72 alla voce “seggi a Strasburgo” – soprattutto se paragonato al 73 della Gran Bretagna e al 74 della Francia – non va proprio giù. Per questo oggi lo ha detto e ribadito a chiaro lettere, parlando a Lussemburgo in occasione della Conferenza intergovernativa sul nuovo progetto di Trattato che – secondo quanto spiegato da Pasquale Ferrara, portavoce della Farnesina – dovrebbe essere sul tavolo del Consiglio Ue di Lisbona tra giovedì e venerdì prossimi. Il tutto nasce dalla valutazione proporzionale adottata per la ripartizione dei seggi stessi che, secondo D’Alema, dovrebbe seguire la cittadinanza Ue, mentre, nella proposta approvata dal Parlamento, segue la residenza. Il che – oltre a una contraddizione con la Carta dei diritti fondamentali, rilevano dalla Farnesina – porta una penalizzazione nei fatti per il nostro Paese, dove il numero degli stranieri con diritto di voto è più basso che negli altri grandi Stati, numericamente popolati più o meno come l’Italia. “Noi non vogliamo bloccare impropriamente la conferenza intergovernativa per il nuovo Trattato – ha chiarito il vicepremier – In questo caso abbiamo affrontato la vicenda con il piglio che ci sembrava necessario. Non abbiamo una visione rissosamente rivendicativa, salvo quando ci pestano i piedi”. E a tal proposito, come anticipato, il ministro degli Esteri, nel ribadire che “noi non poniamo né un problema di numeri, né un problema di parità”, ha parlato di una contestazione contro “un principio non appropriato”. D’Alema ha voluto inoltre porre l’accento sul fatto che l’attuale disciplina, peraltro, è stata approvata dal Parlamento Ue con meno della metà dei voti. Comunque l’Italia è pronta a discutere un compromesso. E, d’altra parte, dall’Ue non è arrivata una risposta di chiusura. Certo, la presidenza di turno portoghese si è affrettata a chiarire che “la presidenza ha un lavoro da fare e lo vuol fare completo”, ma anche spiegato, subito dopo che “il problema di uno è il problema di tutti, e questo vale per tutte le questioni”. E questa seconda convinzione trova un sponsor anche in Frank Walter Steinmeier, ministro degli Esteri tedesco, che ha ammesso come “il problema italiano” vada preso “molto seriamente”. E l’Italia, peraltro, ha trovato anche il sostegno della Spagna che è stato l’unico Paese a guadagnare – rispetto al Trattato di Nizza – quattro seggi. Insomma la macchina diplomatica è in moto, al punto che, ha raccontato D’Alema, sulla questione “è impegnato personalmente anche il presidente del Consiglio Romano Prodi”. Una rivendicazione ritenuta legittima da più parti ma che non manca di far storcere il naso a qualcuno. E’ il caso del senatore di La Destra Francesco Storace che ha puntato il dito contro l’ormai celeberrima “casta” che “si mobilita per seggi e stipendi al Parlamento europeo”. “Nel momento in cui gli italiani non ce la fanno più a stare appresso all’euro e di fronte a un’Europa che si caratterizza solo per regole incomprensibili, la casta nazionale minaccia Bruxelles e si mobilita esclusivamente per un pugno di deputati europei in meno – ha detto l’ex ministro della Salute –. Sono gli stessi che promettono senza crederci riduzioni di parlamentari italiani e si stracciano le vesti quando accade
davvero in Europa”.
(Gco)