Tbilisi, 8 nov – Da questa mattina l’esercito della Georgia ha posto sotto assedio il centro della capitale dopo che ieri sera il presidente Mikhail Saakashvili aveva risposto alle manifestazioni dell’opposizione dichiarando lo stato d’emergenza per un periodo di 15 giorni. Da oggi in poi divieto assoluto di manifestazioni e giro di vite sui media indipendenti. Dopo i terribili scontri di ieri tra i manifestanti, accampati da venerdì scorso nella piazza dove ha sede il Parlamento, e le forze di polizia accorse numerose e armate di idranti, lacrimogeni e manganelli, oggi per le strade del centro non ci sono passanti, solo qualche macchina autorizzata. Il ministro della salute ha confermato che i feriti ancora ricoverati in ospedali sono più di cento. Ma quello che è accaduto ieri non è solo un problema di politica interna, l’affare ha già assunto una dimensione internazionale evocando i tempi lontani della caduta dell’Urss. Il presidente filo-occidentale Saakashvili, eletto quasi quattro anni fa, sta tentando, dall’inizio del suo mandato, di porre fine all’influenza russa sulla regione avvicinando la Georgia, ex repubblica sovietica, al fronte occidentale. In questa chiave va interpretata la crisi di questi ultimi giorni e le sue ripercussioni internazionali. Saakashvili, che accusa Mosca di fomentare le proteste dell’opposizione, ha deciso di espellere dal paese tre diplomatici russi. Tensione alle stelle con l’ex madre patria, sottolineate dal messaggio del presidente di ieri: “Ognuno ha l’opportunità di esprimere il proprio dissenso in un paese democratico e io, che sono democratico, difendo da sempre il diritto a manifestare, ma non permetterò mai che qualcuno destabilizzi il paese gettandolo nel caos”. Secondo il ministro degli Esteri russo, che ha bollato le accuse del presidente georgiano come “provocazioni irresponsabili”, il vero obiettivo di Saakashvili è quello di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale dai problemi interni del paese: “credo che la Georgia abbia un serio problema: non rispetta i diritti umani”. Intanto i georgiani attendono la risposta del loro parlamento alla dichiarazione dello stato d’emergenza, ancora due giorni di programmi televisivi senza notizie e di scuole e università chiuse.
(Fam)