Roma, 13 nov – Il nodo sullo stipendio dei manager della pubblica amministrazione non è stato sciolto. Il relatore alla Legge Finanziaria ha presentato solo nel tardo pomeriggio un emendamento al testo e i gruppi non hanno avuto il tempo, come ammette la presidenza del Senato, di subemendarlo: per questo l’articolo 91 è stato accantonato – non senza polemiche da parte dell’opposizione – e la seduta è stata chiusa. E’ quanto è successo questa sera a Palazzo Madama dove l’Aula, che procedeva a ritmo serrato, era a un passo dal concludere la votazione degli emendamenti. Una cosa è chiara: nella maggioranza il problema esiste. Lo stesso ministro della Giustizia Clemente Mastella, con un “colpo di scena”, si è detto contrario – anche a nome del gruppo parlamentare dell’Udeur – alla norma sia per il suo carattere “populista” che per ragione di ordine costituzionale. “La suprema corte – ha affermato il guardasigilli – ha dichiarato che se si è contratta con lo Stato un’intesa non ci può essere nulla che possa alterare quanto stabilito”. Mastella si è detto poi propenso a un’eventuale introduzione del cosiddetto tetto massimo (che la norma fissa a 274 mila euro annui) per i nuovi contratti. E dopo la nottata, che in un modo o nell’altro deve passare, ci si interroga sulla tenuta della maggioranza domani, quando l’assemblea sarà chiamata ad approvare l’intera manovra. Riflettori puntati su diniani (che si riuniranno questa sera dopo la seduta), “dissidenti” e senatori a vita. I primi non “sciolgono la prognosi”. (SEGUE)