Roma, 7 dic – I racconti dell’antologia “Vita emigrata” documentano invece gli esordi della produzione narrativa di Franco Biondi negli anni Settanta e ne testimoniano il particolare sviluppo fino ai primi anni Ottanta. Con un sottile realismo l’autore descrive le difficoltà di comunicazione esistenti tra stranieri e tedeschi, tematizzando anche le emergenti fratture psicologiche fra emigrato e comunità di origine. Nell’affrontare in chiave finemente psicologica il sentimento di estraneità che si impadronisce dei personaggi, Biondi non tralascia la riflessione più politica, riflettendo ad esempio sui provvedimenti restrittivi nei confronti degli stranieri. Al lettore viene offerta l’immediatezza di una partecipata descrizione della vita quotidiana e delle condizioni di lavoro degli operai stranieri in Germania, delle fabbriche in cui lavorano, delle baracche in cui vivono, delle stazioni e delle birrerie che frequentano. Franco Biondi, nato a Forlì nel 1947, a partire dal 1955 al 1961 attraversa l’Italia in lungo e in largo con i suoi genitori, di professione giostrai. Dopo un apprendistato come meccanico e saldatore elettricista, nel 1965 si trasferisce in Germania al seguito del padre. Ha esercitato diversi mestieri nelle fabbriche dei dintorni di Magonza, lavorando anche come cottimista in una fabbrica di bitume e alla catena di montaggio della Opel. Ottenuto il diploma di maturità, frequentando corsi serali, compie gli studi di psicologia a Francoforte sul Meno. Attualmente Biondi lavora come consulente e terapeuta in un centro di assistenza socio-pedagogica. La produzione letteraria di Franco Biondi comprende non solo racconti, ma anche raccolte di poesie, romanzi, pezzi teatrali e saggi di diversa natura. È stato insignito di importanti riconoscimenti e ha vinto numerosi premi letterari, come il premio Adelbert-von-Chamisso nel 1987.
(Cld/Sis)