Roma, 8 gen – “Il campo da arare infatti è immenso –spiega l’Inas – anche nella direzione dei flussi di ritorno di giovani oriundi provenienti soprattutto dal Sud-America, oltre che nella direzione dei nuovi giovani italiani. In particolare per questo secondo flusso, i ritardi da recuperare non sono ancora drammatici ma crescono con preoccupante progressione soprattutto per ciò che riguarda gli adeguamenti della legislazione sulla cittadinanza, colpevolmente inceppata tutt’oggi sulla prevalenza dello iure sanguinis rispetto allo iure soli. Stiamo infatti rimanendo pressocchè ultimi (anche in questo) in Europa: al punto che i figli degli stranieri nati nel nostro paese possono diventare cittadini solo dopo una residenza legale e ininterrotta fino al raggiungimento della maggiore età (altro che utopia della mobilità universale e altro che magistero e sapienza della Chiesa di Roma!)Scampati fortunosamente ai fallimenti del modello assimilazionista francese e di quelli multiculturalisti di Gran Bretagna ed Olanda, dobbiamo forse aspettare passivamente il diluvio? Il movimento italiano dei lavoratori, di cui siamo parte non indifferente, non si renderà complice di tale ennesimo disastro annunciato”.
(Sis)