Roma, 29 feb – Per quanto riguarda il Libano, invece, si stanno monitorando in particolare le “complesse dinamiche che attraversano il paese, nonché il fenomeno dello sviluppo del radicalismo sunno-salafita e delle altre formazioni estremiste, allo scopo di individuare elementi potenzialmente ostili e progettualità contrarie alla presenza internazionale”. Attenzione anche per la zona dei Balcani “dove è rilevante la partecipazione militare nazionale in un contesto permeato da fattori di precarietà, da una presenza di formazioni islamiste, che continua a risentire dei fermenti connessi con il processo indipendentista kosovaro”. Mentre l’Italia, “sebbene non possa essere esclusa da opzioni terroristiche, rimane caratterizzata quale sponda logistica per formazioni specie maghrebine”. Di sicuro c’è che anche se il Belpaese non è stato oggetto di attacchi terroristici prima d’ora, non bisogna abbassare la guardia, almeno secondo il generale Giuseppe Cucchi, responsabile del Dis: “Il rischio è sempre presente, il terrorismo internazionale può sempre colpire: in Italia non ha mai colpito e questo è un successo che può essere messo in discussione in ogni momento: la pericolosità è costante”. Il quadro allarmistico presentato questa mattina, poi, ha fatto da sponda a nuovi attacchi politici all’ultima legislatura.
(Cep/Caf)