Firenze, 31 mar – Manifesti pubblicitari, blog, dichiarazioni. Ecco il materiale preso in esame dall’Accademia della Crusca, che, nel volume “L’italiano al voto”, analizza il linguaggio della politica, e, in particolare, quello della campagna elettorale del 2006. In tempo di rinnovata campagna, è utile sapere che il centro-destra e il centro-sinistra si distinguono anche linguisticamente: più emotivo ed espressivo il primo, più analitico e moderato il secondo. Secondo l’istituto nazionale per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana, una profonda modificazione del “politichese” sarebbe stata apportata dal codice espressivo di Silvio Berlusconi, che, a partire “discesa in campo” ha incrementato l’utilizzo di slogan – indimenticabile esempio è “Un milione di posti di lavoro” – e ha introdotto nuove modalità comunicative: la formula del contratto con gli italiani, i tormentoni come il “mi consenta”, e il frequente accenno al comunismo, alla libertà alle tasse e al comunismo. Un altro fattore determinante per il linguaggio politico è stato portato dalla metafora istituita tra la politica e lo sport, che ha fatto parlare di tridente, tempi supplementari, big match. E, a proposito di quest’ultima espressione, molti sono i termini che ormai vengono presi in prestito dall’inglese – basti pensare alla parola “bipartisan”, o “governance”. (SEGUE)