Roma, 10 mag – Sotto la guida dell’ICFO-The Institute of Photonic Sciences di Barcellona, il BIG Bell Test ha richiesto la partecipazione di volontari da tutto il mondo, noti come Bellsters, per scegliere quali misure effettuare al fine di chiudere il cosiddetto “Loophole della libertà di scelta”, ossia la possibilità che le particelle stesse influenzino la scelta della misura. Tale influenza, se esistesse, invaliderebbe il test di Bell: sarebbe come se venisse consentito agli studenti di scrivere le proprie domande d’esame. “Questa scappatoia, o Loophole – continua Sciarrino – non può essere eliminata adoperando dadi o generatori di numeri casuali, perché c’è sempre la possibilità che questi sistemi fisici siano, in qualche forma, connessi con le particelle entangled. Le scelte umane introducono l’elemento del libero arbitrio, attraverso il quale le persone possono scegliere indipendentemente da ciò che le particelle potrebbero fare. Così, per la prima volta, l’imprevedibilità umana ha giocato un ruolo chiave in esperimenti di fisica quantistica, alcuni mai realizzati fino ad ora”. In particolare, il gruppo guidato da Fabio Sciarrino del Dipartimento di Fisica della Sapienza, unico partner italiano coinvolto direttamente nel progetto BIG Bell Test ha osservato sperimentalmente, per la prima volta, un nuovo tipo di non-località nell’ambito di un network quantistico. Il team, tutto costituito da giovani ricercatori, ha implementato una rete con tre nodi interconnessi e due sorgenti indipendenti di stati quantici, ciascuna delle quali produce una coppia di fotoni entangled nella loro polarizzazione. L’esperimento ha sfruttato la casualità umana per la scelta delle impostazioni delle misure eseguite su ciascuno di questi nodi. (BIG ITALY / SEGUE)