Roma, 23 mag – Anche per quel che riguarda l’approccio nei confronti dell’Unione Europea e del processo di integrazione sovranazionale si assiste a un modesto, ma significativo, spostamento nelle posizioni dei partiti che stanno cercando in questi giorni di formare il governo. Infatti, rispetto ai loro programmi elettorali caratterizzati da una forte impostazione euroscettica, il contratto di governo diluisce e modera i toni di più accesso euroscetticismo. È probabile che, su questo aspetto, abbia pesato sia la moral suasion esercitata dal Presidente della Repubblica sia il nuovo tentativo di riposizionamento del M5s nei confronti dell’UE, in chiave meno critica rispetto al passato. A ogni modo, questa collocazione – più eurocritica che euroscettica – dell’eventuale governo sembra segnare una vittoria del M5s sulla Lega, che aveva condotto una campagna elettorale molto più sovranista rispetto ai cinquestelle. Invece, è sui temi dei diritti civili e sociali, e poi su quelli legati alle questioni della sicurezza, che il partito di Salvini può vantare i suoi maggiori successi nella trattativa con il M5s. Infatti, la collocazione nello spazio politico derivante dalle misure contenute nel contratto di governo è più vicina alle posizioni della Lega che non a quelle del partito di Di Maio. Nel testo concordato da M5s e Lega non c’è traccia delle questioni riguardanti l’espansione dei diritti civili (presenti, invece, nel programma elettorale dei cinquestelle), mentre trovano ampio spazio le misure restrittive proposte dalla Lega nei confronti dell’immigrazione, dei cittadini stranieri e dei migranti. In sintesi, nella trattativa tra Lega e M5s per la formazione del governo i due partiti contraenti hanno dovuto fare concessioni al partner-alleato. Come messo in evidenza, Salvini ha dovuto in parte cedere sulle questioni europee, annacquando le posizioni più fortemente euroscettiche, mentre Di Maio ha completamente abbandonato ogni interesse per le questioni legate ai diritti civili. Entrambi hanno però trovato un terreno di accordo nel settore dove maggiormente si concentra la spesa pubblica, cioè nello Stato sociale e nelle misure di welfare. L’esito finale, sintetizzato nel contratto stipulato da Lega e M5s, è quello di un (eventuale) governo dal programma socio-securitario, che concentra la propria azione soprattutto sulle tematiche socio-economiche più rilevanti per i rispettivi elettorati (reddito di cittadinanza, riforma pensionistica, flat tax) e sui temi della sicurezza, dell’ordine pubblico e del controllo dei flussi migratori. (SEGUE)