Carbonia-Iglesias, 12 ott – Il passato del borgo sardo di Carloforte ha inizio nel VIII sec. a. C., con lo stanziamento fenicio in territori già dominati dagli antichi nuraghi, a cui segue la dominazione cartaginese e poi romana. La sua fondazione ufficiale, tuttavia, avviene nel 1738 da parte di una colonia di pescatori genovesi provenienti dall’isola di Tabarka, al largo di Tunisi, dove si erano stabiliti dal 1541 per sfruttare i ricchi banchi di corallo. Il suo nome deriva dal nome del re di Sardegna Carlo Emanuele III, che favorì la nascita dell’insediamento sull’Isola di San Pietro in Sardegna. Ancora oggi Carloforte appare come un pezzo di Liguria trapiantato in terra sarda: liguri sono i colori delle case, il dialetto e le abitudini, come testimoniato dall’architettura mediterranea dalle sporadiche influenze arabe. Superato l’arco di via Solferino, porta principale d’ingresso al borgo e un tempo ingresso alla Casa Porcile, una delle famiglie più in vista della neonata cittadina, si entra nel centro storico. Costruito a ridosso di basse colline boscose, quest’ultimo risale al primo periodo della colonizzazione e tra le sue vie tortuose contiene vari luoghi di interesse: dalle abitazioni signorili alle mura di cinta, costruite per proteggere il paese dalla violenza dei pirati barbareschi, da porta Leone al forte Santa Teresa, oggi abitazione privata, passando per il fortino Santa Cristina, la Stazione Astronomica ospitata nel forte San Vittorio e il possente forte Carlo Emanuele, all’epoca sede del corpo di guardia e oggi adibito a Museo Civico Casa del Duca. Da vedere anche la chiesa di San Carlo Borromeo (1737-75). Particolarmente tipico è il rione delle Calcinate (o “Cassinée”), il cui nome deriva dai forni da calce presenti qui in passato, insieme al lungomare, in prossimità del quale si trovano l’appariscente palazzo Rombi, settecentesca dimora del console francese, e il cinema-teatro Cavallera, già Casa del Proletariato (1920-22). Proprio al mare sono legate le radici culturali locali, come dimostrato dalla cucina tipica. Tra i magazzini dove i pescatori rattoppano le loro reti, va per la maggiore il tonno alla carlofortina dalle ascendenze liguri e arabe. Al tonno è dedicato Girotonno, sagra di quattro giorni per approfondire la storia delle tonnare e dell’antico e crudele rito della mattanza. Della Liguria, inoltre, la cucina tabarchina ha mantenuto la presenza del pesto, delle focacce e della farinata (fainò). Spiccano dunque i primi piatti come i “cassulli cu pestu” e i “curzetti”, e un piatto unico come la farinata di ceci. Di derivazione araba è il “cashcà”, una variante del cous-cous tunisino. A quest’ultimo è dedicata anche una sagra di fine aprile, con degustazioni preparate dalle casalinghe locali nei tre giorni della manifestazione. Si tratta di occasioni imperdibili per creare sintonia tra gli abitanti e il vero protagonista della loro storia: il mare, con i suoi misteri e le sue leggende.
COME ARRIVARE: L’aeroporto di riferimento è quello di Cagliari (80 km circa). Da Portovesme e da Calasetta partono i traghetti che consentono di raggiungere l’isola di Carloforte in 40 e 30 minuti di navigazione. In automobile da Cagliari: imboccare la SS 130 in direzione Iglesias, poi procedere sulla deviazione per Villamassargia e Carbonia e proseguire per Portovesme o per Calasetta.
ALTRI LUOGHI DA VISITARE: Imperdibile l’area delle scogliere conosciuta come Colonne di Carloforte, con le vicine Grotte della Mezzaluna. Da vedere anche la Scogliera della Punta delle Oche. Vale la visita anche il Faro Capo Sandalo, rivolto verso le Baleari. Da visitare anche la vicina isola di Sant’Antioco (collegata con il traghetto Carloforte-Calasetta).