Roma, 11 giu – Il Movimento 5 stelle conferma, invece, tutte le sue difficoltà di insediamento e allargamento nelle consultazioni di tipo amministrativo. Nei comuni capoluogo che sono andati al voto ieri, il M5S raccoglie, in media, poco più del 12% dei consensi, e cioè appena 0,6 punti percentuali in più rispetto al dato delle comunali del 2013. Ma il confronto più significativo, e allarmante per il partito di Di Maio, è quello che le elezioni politiche del marzo scorso, quando il M5s aveva raccolto il 32,7% dei voti: in questo caso, le liste dei cinquestelle hanno disperso quasi 21 punti percentuali, che se sono andati verso l’astensione o verso altri partiti. Questi dati segnalano l’enorme volatilità dell’elettorato grillino, disposto a modificare le proprie preferenze di voto tra diversi livelli di competizione e, soprattutto, anche a una distanza temporale piuttosto ravvicinata. Inoltre, se disaggreghiamo i risultati del voto per i principali schieramenti politici in base alle diverse zone geo-politiche di appartenenza dei comuni capoluogo, si nota ancor più chiaramente la riduzione drastica dei consensi al M5s nelle città del Sud, passati dal 48,1% del 4 marzo al 15,1% di ieri, con un calo di 33 punti percentuali. Tuttavia, se il confronto viene svolto tra elezioni omogenee (a livello amministrativo), il partito di Di Maio raddoppia i suoi consensi rispetto al 2013, quando aveva raccolto il 6,4% dei voti. È, però, nelle regioni del Nord che il M5s ottiene risultati estremamente limitati, inferiori, in media, al 7% sul totale. Un altro dato che mostra la perdurante accentuazione geografica del voto ai cinquestelle, sempre più sbilanciata al sud, sia a livello locale che nazionale. Infatti, soltanto nelle città del Sud (e limitatamente nel contesto della ex Zona rossa) il risultato del M5s nelle amministrative di domenica è sensibilmente superiore rispetto a quello ottenuto cinque anni fa. (SEGUE)