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GOVERNO, PER IL 45%
SE LA SAPRA’ CAVARE

it@withub.it by it@withub.it
12 Giugno 2018
in In evidenza HP, In evidenza top news
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ll nuovo governo a traino Lega-Cinquestelle  ha lasciato gli ormeggi. L’opinione pubblica, per il momento, premia le due forze politiche che hanno dato vita all’inedito contratto di governo. Lo  sguardo  di osservatori  internazionali  e  commentatori  politici  è  intento  a setacciare ogni minima mossa e dichiarazione dell’esecutivo (per criticarlo, ma anche  per  coglierne  essenza  e  stile);  l’opinione  pubblica,  invece,  è  meno puntigliosa e più speranzosa, alla ricerca di segnali concreti di cambiamento. Il  45%  degli  elettori  pensa  che,  nonostante  alcune  inesperienze  e  oggettive complessità,  l’esecutivo  giallo-verde  se  la  saprà  cavare.  È quanto emerge dallo speciale PoliticApp “Le sfide per il nuovo governo”, curato da Swg. Ne  sono  convinti, ovviamente,  i  supporter  dei  due  partiti  (l’81%  dei pentastellati  e il 75% dei leghisti), mentre tutti gli altri elettorati mantengono maggiori e ovvie riserve. Solo in Forza Italia il numero di quanti s’immaginano una buona performance dell’esecutivo arriva al 27%. Il nodo da sciogliere è quello delle promesse fatte e degli intenti enunciati nel  contratto (e nel discorso al Parlamento dal neo premier). Su questo tema gli italiani appaiono più cauti, consapevoli che molti impegni sono difficili da realizzare. Il livello di credito verso l’esecutivo a trazione penta-leghista è, per il momento, molto alto. Per il 90% degli elettori della Lega di Salvini e per il 94% di quelli di Di Maio, il nuovo governo sarà in grado di realizzare una parte (più o meno consistente) di quanto  previsto  nell’accordo.  Anche  il  60%  degli  elettori  di  Berlusconi  ritiene che il nuovo esecutivo riuscirà, almeno in modo parziale, a portare a casa alcune delle  promesse  fatte.  Più  scettici  sono,  ovviamente,  i  sostenitori  del  Partito democratico.  Nelle  fila  del  primo  partito  di  opposizione,  purtuttavia,  c’è  una certa coscienza che la nuova compagine farà di tutto per mantenere almeno alcune delle promesse fatte (38%). Ma, in quali ambiti il governo di Giuseppe Conte riuscirà a realizzare dei progetti e in quali, invece, avrà delle difficoltà e opererà in modo più rallentato? Le opinioni sono, come sempre, molteplici. Possiamo individuare, solo a titolo indicativo, almeno le tre promesse che, secondo l’opinione pubblica, verranno realizzate e altri tre impegni che, invece, sono ritenuti di difficile cantierabilità. Il  tema  su  cui  quasi  metà  degli  italiani  appare  convinto  della  coerenza  tra promesse  e  realizzazione,  è  quello  che  riguarda  l’immigrazione  (44%).  La presenza  di Salvini  al  Ministero  dell’interno  dà  un  segno  inequivocabile all’elettorato e una gran parte del Paese ritiene che la gestione della partita sui flussi migratori sarà differente dal passato e in linea con le promesse fatte. Le altre due scelte su cui una parte degli elettori avverte il possibile cambio di passo e ritiene credibile la nuova compagine sono la riduzione delle tasse (27%) e  la  sicurezza  (23%). 

GLI SCOGLI. L’opinione  pubblica  ha  anche  chiari  i  fattori  su  cui  il neonato governo avrà più difficoltà. In primo piano c’è l’annoso tema del debito pubblico (35%). Uno scoglio (una montagna) che, per gran parte dei cittadini, l’attuale alleanza di governo non riuscirà (non vorrà) facilmente affrontare. Il secondo scoglio è la politica estera (27%). Gli italiani hanno già preso atto dei primi segnali che arrivano dall’Europa e colgono le spinosità con cui l’esecutivo dovrà fare i conti. Infine, il tema del Sud (24%). Sul fronte del Mezzogiorno, per molti residenti nelle Isole, l’esecutivo giallo-verde riuscirà a fare ben poco. Le speranze verso il nuovo governo sono alte, sospinte dall’afflato di fondo che guida  l’opinione  pubblica  in  questa  fase:  il  dualismo  tra  sviluppo  (30%)  e cambiamento (26%). Le persone aspirano a una nuova stagione di crescita, ma al contempo, cercano atti concreti di mutamento. Ed è proprio sulle differenze rispetto al passato, sul cambio di marcia, che giudicheranno il nuovo governo. (Roc – 12 giu)

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