Roma, 5 dic – A dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che la crescita di consumo di suolo è ormai slegata dalla crescita di fabbisogni abitativi, risalta per entrambe le regioni il dato del restante territorio: al di fuori della città metropolitana, laddove gli indicatori demografici sono di stagnazione demografica, se non di regresso. Nonostante ciò, gran parte del nuovo suolo consumato si è sviluppato proprio in questi territori, ed in particolare nelle province più periferiche.
Peraltro, il comune di Roma ha consumato molto di più nel corso degli anni, ma in rapporto a un territorio (amministrativo) ben più grande di quello di Milano, che ha costruito un po’ meno ma in un territorio più ristretto e quindi densamente urbanizzato. Per quanto riguarda il 2017, in entrambe le città si è continuato a costruire, in modo particolare nei comuni dell’hinterland, in modo più significativo in quelli del capoluogo lombardo, e anche in questo caso irrompe il paradosso: si è costruito molto di più in una vasta cintura urbana in cui, al contrario del capoluogo, la popolazione non è cresciuta quasi per nulla. I dati nel confronto tra Roma e Milano confermano un trend che procede da anni: non si consuma suolo per soddisfare nuovi bisogni abitativi ma, al contrario, si cementifica molto più territorio proprio laddove la popolazione ristagna o decresce, nei comuni di cintura metropolitana e, ancor più, nelle province più periferiche. Al contrario, realtà come quella di Milano riescono ad avere una vivace crescita demografica senza per questo sacrificare nuovi territori: un elemento in più per affermare che consumare suolo il più delle volte non serve a innescare autentico sviluppo. (red)