Roma, 10 dic – Black, infatti, nella sua opera, fa iniziare il suo excursus storico-politico negli anni del mandato britannico, per ricostruire le diverse fasi di una relazione che, a suo modo di vedere, risulta subito impossibile, dunque destinata a fallire anche in futuro. E così rivede e approfondisce passaggi cruciali della storia, quali la ribellione araba degli anni Trenta, l’indipendenza di Israele del ’48, la guerra del ’67, i due movimenti dell’intifada e gli accordi di Oslo, fino al progressivo spostamento politico a Destra di Israele. In questo percorso storico il giornalista inglese del “Guardian” palesa il suo pessimismo, tentando di dimostrare come la possibilità che si realizzi in Terra Santa il progetto dei due stati per due popoli sia ormai definitivamente tramontata e cosa possa concretamente profilarsi per il futuro di quell’area del Mediterraneo. Il tutto viene fatto superando eventi importanti come guerre, violenze o iniziative per la pace e cogliendo i diversi aspetti della realtà della vita quotidiana in città importanti e significative quali Gerusalemme, Hebron, Tel Aviv, Ramallah, Haifa e Gaza e analizzando i contendenti di questo lungo conflitto, descritto come aspro e incapace di trovare o mostrare soluzioni o almeno speranze di risoluzione. E in questo pessimismo, proprio l’autore si mostra più motivato che mai nel cercare almeno di comprendere e far comprendere a un universo più ampio quel mondo, quel conflitto centrale per i destini del Medio oriente e non solo. (Ema)