Roma, 10 dic – La superficie del pianeta nano Cerere, l’oggetto celeste più massiccio tra quelli che popolano la fascia principale degli asteroidi, potrebbe avere una alta concentrazione di carbonio, sotto forma di molecole organiche. Questa sorprendente abbondanza può spiegare il perché Cerere rifletta assai poco i raggi solari, apparendo così decisamente scuro. La scoperta è stata realizzata da un team internazionale guidato dagli scienziati del Southwest Research Institute (SwRI) negli Stati Uniti e a cui hanno partecipato ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), grazie ai dati raccolti dalla sonda Dawn della Nasa, tra cui quelli provenienti da VIR (Visible and Infrared mapping spectrometer). VIR è lo spettrometro italiano che ha inviato a Terra oltre 11 milioni di immagini e 90 GB di dati, contribuendo in maniera decisiva allo studio accurato delle caratteristiche e della storia di Vesta e Cerere. VIR è stato finanziato e coordinato dall’ASI sotto la guida scientifica dell’INAF e costruito dalla società Leonardo.
“Cerere è come una fabbrica chimica” dice il ricercatore italiano Simone Marchi dello SwRI, primo autore dello studio. “Dawn ha rivelato che Cerere ha una mineralogia superficiale unica tra i corpi del Sistema solare interno, che potrebbe avere fino al 20 percento in massa di carbonio. Dobbiamo chiederci che potenzialità ha avuto questo mondo nello sviluppo di chimica prebiotica e se questi processi abbiano influenzato la composizione di pianeti più grandi, come la Terra. “Scopriamo che i composti ricchi di carbonio sono mescolati a prodotti dovuti a interazioni tra roccia e acqua, come le argille. Cerere, grazie alle scoperte di Dawn, si è guadagnato un ruolo fondamentale nello studio dell’origine, l’evoluzione e la distribuzione delle specie organiche nel Sistema solare interno. ”
Gli scienziati oggi stimano che Cerere abbia avuto origine circa 4,6 miliardi di anni fa, agli albori del nostro Sistema Solare. I dati di Dawn hanno rivelato la presenza di acqua e di altre sostanze volatili, come l’ammonio (derivato dall’ ammoniaca) e ora un’alta concentrazione di carbonio, suggerendo che questo corpo celeste si sia formato in un ambiente freddo, forse oltre l’orbita di Giove. Perturbazioni gravitazionali avrebbero poi avvicinato Cerere al Sole, fino a raggiungere la sua posizione attuale nella fascia principale degli asteroidi, tra le orbite di Marte e Giove. VIR ha permesso di confermare che la superficie di Cerere è composta da minerali prodotti in interazioni tra rocce e acqua come argille e carbonati, ma anche da concentrazioni significative di agenti oscuranti come la magnetite, un tipo di ossido di ferro e/o carbonio. Informazioni stringenti sulla concentrazione di ferro sulla superficie di Cerere sono state fornite dal Gamma Ray and Neutron Detector di Dawn, limitando la frazione di magnetite presente nella massa delle rocce visibili a solo pochi punti percentuali. Di conseguenza, i dati disponibili suggeriscono che deve esserci un ulteriore materiale che contribuisce a rendere Cerere così scuro, che i ricercatori ritengono essere carbonio amorfo, una forma di carbonio degradato come conseguenza dell’esposizione all’ambiente esterno e alla radiazione solare. (BIG ITALY / segue)