“Il reddito di cittadinanza si può fare, a condizione di avere un’anagrafe dell’assistenza che ci indichi chi davvero ne ha bisogno”, “la guardia di finanza ha verificato che le dichiarazioni Isee al fine di ottenere l’esenzione del ticket o per accedere agli alloggi popolari sono fasulle in 6 casi su 10. È un criterio che potrà funzionare in Germania, non certo da noi, che abbiamo un livello di evasione e sommerso fuori controllo. Guarda caso, le zone in cui viene registrata più povertà sono quelle dove domina la criminalità organizzata e il lavoro nero”. Lo afferma in una intervista a La Verità Alberto Brambilla, tra i massimi esperti italiani di welfare, estensore del programma della Lega sulle pensioni e consulente economico di Palazzo Chigi. E aggiunge: “Li ha visti Di Maio i centri per l’impiego? Spesso non dispongono neanche di connessione internet. Mancano i mezzi, i locali, le professionalità”. Si va verso un meccanismo di incentivi alle imprese che assumeranno i beneficiari del reddito… “ Questa è un’ipotesi che ha una certa logica. Però per rafforzare gli incentivi e creare la banca dati ci vorranno comunque almeno dieci mesi. E poi l’importante è rivolgersi alle aziende sane e dinamiche, senza farsi ammaliare dalle decontribuzioni, che nel passato non hanno fatto salire l’occupazione neanche di mezzo punto”. Anche la pensione di dttadiaanza rischia di finire a chi non se la merita? “Con quella andremmo a premiare gli evasori. E i mafiosi. È chiaro che gli appartenenti alle quattro principali organizzazioni malavitose non danno il foglio paga ai loro picciotti. Teniamo presente che al Sud il 60% delle pensioni di vecchiaia sono integrate dallo Stato. I maggiori beneficiari delle pensioni basse e assistenziali sono i furbi che sfruttano il lavoro nero e l’economia illegale. Dunque chiediamoci chi stiamo aiutando”. E interrogato sugli effetti della sua lettera scritta prima di Natale alla Presidenza del Consiglio, per denunciare gli eccessi di assistenzialismo, commenta: “Non ho avuto riscontri. Per quanto mi riguarda, considero risolto il mio ruolo di consigliere economico. Nel 2008 lo Stato centrale trasferiva 6o miliardi per assistenza sociale attraverso l’Inps. Oggi siamo a 115 miliardi. A questa cifra dobbiamo aggiungere, sulla base delle indicazioni della Ragioneria di Stato, la spesa assistenziale degli enti locali e lo 0,8% del Pil per il sostegno alla casa. Alla fine il monte spesa totale per l’assistenza sociale sfiora i 13o miliardi, quando la spesa per le pensioni autentiche, cioè quelle sostenute dai contributi, è di 160. Così il sistema non regge”. E aggiunge: “L’Inps eroga milione di nuove prestazioni all’anno, tra previdenza e assistenza. Dopo il decreto arriveranno circa 300 mila domande per accedere a quota 100. Chi conosce la macchina sa che è impossibile accontentare subito tutti. Ci sarà un tale ingorgo che bisognerà fare delle scelte. Abbiamo una grande quantità di ingabbiati a quota 106-107-108. Gente con 66 anni di età e 42 di contributi. Nel primo quadrimestre la precedenza spetta a loro. Nella seconda parte dell’anno possiamo occuparci dei pensionati fino a quota 103, e l’anno prossimo passeremo agli altri. La quota 100 non può avere un trattamento privilegiato rispetto a situazioni più sfortunate”. Ed ancora: “Gli ultimi esecutivi hanno trattato i pensionati come un bancomat. Auspicavo che il governo del cambiamento potesse comportarsi diversamente. Si va a colpire la classe dirigente, quella che versa tasse e contributi, per avvantaggiare categorie che non hanno così tanto contribuito. Anziché premiare il senso del dovere e il merito, assistiamo a un trasferimento forzoso di risorse dal lavoro all’assistenza, e dal Nord al Sud”. Anche il taglio delle pensioni d’oro non la convince? “Taglio? Chiamiamolo furto. Chiunque abbia una pensione alta se la vedrà decurtata, senza andare a vedere quanto ha versato, senza considerare l’aspettativa di vita e una giusta proporzionalità. E aggiungo che questo taglio, durando cinque anni, contravviene ai parametri fissati dalia Corte Costituzionale. Insomma, prestiamo atten zione alla caccia alle streghe”. E conclude: “In Italia il 60% di tutta l’Irpef viene pagata da un 12% di cittadini. Silenziosi, non protestano mai. Se iniziano loro a farsi girare le scatole seriamente, mi chiedo dove troveremo i soldi per andare avanti”. (7 gen – red)
