Roma, 21 mar – La fibrillazione atriale raddoppia il rischio di morte e aumenta di ben cinque volte la probabilità d’insorgenza di ictus. “È una delle patologie cardio cerebrovascolari più diffuse nei Paesi occidentali – sottolinea Giuseppe Musumeci, Direttore della Cardiologia dell’Azienda ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo -. In Italia i nuovi casi di ictus l’anno sono stati 200mila, un terzo di quelli registrati negli over 80 è riconducibile alla fibrillazione atriale. Particolarmente alto è il numero delle recidive che rappresenta infatti un quinto delle diagnosi. È quindi fondamentale per pazienti e specialisti avere a disposizione terapie in grado di prevenire una patologia così pericolosa”. “La fibrillazione atriale, a volte, può rivelarsi difficile da diagnosticare – conclude Pasquale Caldarola, direttore della Cardiologia dell’Ospedale San Paolo di Bari -. Quando il battito cardiaco è irregolare, o accelerato, non sempre i sintomi sono evidenti. È importante quindi svolgere controlli periodici tra tutte le persone considerate a rischio. Esistono esami che ci permettono di ottenere un monitoraggio preciso dell’attività cardiaca e quindi anche diagnosi dettagliate sulla patologia e la sua evoluzione”. (red)
