– Roma, 12 lu – Respinta dal Comitato dei 45 la sua proposta di doppia scheda, la Bindi nota tuttavia che “più ostative saranno le regole, più ho voglia di candidarmi. E se sarà così, farò una campagna per segnalare il pericolo maggiore che aleggia sopra di noi: che il Partito democratico nasca – come qualcuno forse vorrebbe – contro il governo, e che Veltroni finisca per diventare il nemico numero uno di Prodi”. “Raccontano i suoi collaboratori – aggiunge l’articolo – che Rosy Bindi avesse assai apprezzato – e ci avesse creduto – la prima pagina con la quale La Stampa salutò con grandi foto, il 22 aprile, il giganteggiare sulla scena di tre donne: Ségolène Royal, Anna Finocchiaro e Rosy Bindi. Grande titolo: ‘Democratici, l’ora delle donne’”: “Promesse, auspici – commenta il ministro della Salute -. In fondo è di questo che abbiamo dovuto accontentarci. Ma che vuole, magari sarà vera l’ultima, quella di Giuliano Amato: il prossimo capo della Polizia sarà donna…”. Sotttolinea quindi con soddisfazione il fatto che la sua candidatura non sia intesa come quella “della donna” oppure come la candidatura “cattolica” di cui il Partito democratico avrebbe bisogno: “Uno studio condotto tra i potenziali elettori alle primarie rileva che la caratteristica che mi distinguerebbe sarebbe il mio impegno nel sociale, per le questioni che riguardano – insomma – direttamente la vita della gente: bene, è un giudizio nel quale mi riconosco in pieno”.