Tokyo, 27 nov – Il vino italiano deve però ancora conquistare i giapponesi nei loro consumi casalinghi (il consumo medio pro capite è di soli 2,6 litri) e ancora poco sfruttata è la distribuzione al dettaglio, che potrebbe invece garantire crescite significative e continue dei fatturati. Da considerare, infatti, che dopo la liberalizzazione delle licenze, le vendite di vino avvengono per il 30% nella distribuzione organizzata, per il 27% nelle bottiglierie, per il 12% nei discount di alcolici e per l’11% nei convenience store. Per quanto riguarda in particolare l’export enologico, l’Italia ha inviato in Giappone nel 2006 quasi 29 mila hl di vino, per un valore di oltre 99,5 milioni di euro, posizionandosi dietro alla Francia e prima degli Stati Uniti. Nel 2007 la performance è in netto miglioramento, con una crescita che nei primi otto mesi di quest’anno ha raggiunto il 6,8% in valore (66,6 milioni di euro contro 62,3 del periodo gennaio-agosto del 2006). Molto apprezzato lo spumante italiano, il cui export nel 2006 ha superato i 17 milioni di euro.
(Pap)