Boston, 6 dic – La tragedia avvenne alle dieci del mattino del 6 dicembre 1907, quando una improvvisa esplosione devastò i pozzi numero 6 e 8 della miniera di Monongah nei quali si trovavano un migliaio di persone. Le squadre di soccorso, prive di attrezzature di respirazione, estrassero dai cunicoli solo cadaveri. Sulle origini della esplosione (provocata da un accumulo di grisou o dalla polvere di carbone) esistono ancora oggi diverse teorie. La grande discrepanza tra il bilancio ufficiale e quello reale è dovuto ad una importante circostanza: i minatori venivano pagati sulla base del carbone estratto dalla miniera, che veniva caricato su carrelli e quindi pesato all’uscita. Era normale quindi per i minatori portarsi nelle viscere della terra alcuni collaboratori (spesso ragazzi minorenni o familiari) con cui dividere successivamente il guadagno.
La strage di Monongah lasciò centinaia di vedove e di orfani. Le vittime furono soprattutto italiani, polacchi, irlandesi reclutati dalla compagnia Fairmont Coal per soddisfare la grande fame di carbone di un’America in piena esplosione industriale. I minatori vivevano in baracche di legno, ammassati in dieci per stanza, in condizioni di poverta’ e di disagio estremi. Anche accettando il bilancio ufficiale della strage, 171 morti italiani, si tratta di una strage superiore per l’Italia a quella di Marcinelle, in Belgio, dove nel 1956 perirono 136 minatori italiani.La tregedia di Monongah è stata a lungo dimenticata. Calabria Mondo ha organizzato per il pomeriggio di oggi alle ore presso la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte sita in Roma una santa messa in suffraggio delle vittime di questa tragedia.
(Sis)