Berlino, 8 feb – Enzo Cucuzza, segretario generale di Ciao Italia aveva scritto ieri: “Con sconcerto abbiamo assistito sabato 2 febbraio alla trasmissione “Effetto Sabato” di Rai 1, alla esposizione di una tale signora Laura Garavini, la quale afferma di parlare a nome degli operatori della ristorazione italiana in Germania e di voler ‘salvare’ la ristorazione dalla mafia con la sua associazione “Mafia, nein danke!”. L’associazione dei ristoratori italiani in Germania, “Ciao Italia”, l’unica rappresentante della categoria dei ristoratori – spiegava Cucuzza – si dissocia assolutamente da questo tipo di esternazioni. I ristoratori italiani in Germania non hanno bisogno della signora Garavini e di nessun’altro che volesse utilizzare la nostra categoria per suoi scopi personali, per una sua visibilità personale, e per essere eventualmente inserito in una qualche lista elettorale. Consideriamo queste operazioni di sciacallaggio politico un danno per la categoria e per l’immagine complessiva del Paese”. Cucuzza, insomma, screditava l’operato della Garavini e la portata della sua associazione. “Aggiungiamo che la signora Garavini millanta numeri che non ha. La sua associazione è seguita da un numero di ristoratori che si conta con le dita di una mano”. I ristoratori italiani in Germania, spiega Cucuzza “sono lavoratori onesti; da sempre hanno un ottimo rapporto con il territorio; lavorano e sono stimati per il loro lavoro; portano immagine positiva del Paese all’estero e comprano prodotto italiano. Vogliono continuare a fare quello che hanno fatto finora in pace, senza essere strumentalizzati da nessuno. Aggiungiamo infine che la cosiddetta operazione di Berlino era una farsa, seguita alla tragedia di Duisburg. Si trattava di un paio di balordi che avevano scaricato un volantino ricattatorio da internet e volevano guadagnarci qualche spicciolo, a imitazione dei mafiosi visti in qualche film. Sono stati subito catturati dalla efficiente polizia criminale di Berlino. Il lavoro dei ristoratori italiani di Berlino è pulito come quello dei ristoratori italiani nel resto del Paese”.
(Sis)