Roma, 28 mag – “L’infelice livello telematico di certe Regioni italiane – ha proseguito il direttore – spesso minimizza il carattere culturale delle associazioni all’estero, sfruttandone il collegamento solo per disporre di corridoi commerciali con il Paese di residenza”. Sull’invecchiamento della maggior parte delle associazioni italiane o di discendenza italiana all’estero è intervenuto anche uno dei vice segretari generali del Cgie, Andrea Amari, che ha definito l’associazionismo regionale uno strumento quasi politico, invece di essere un ponte interculturale tra i nostri connazionali di terza e quarta generazione. “Alle associazioni – ha affermato Amari – vanno riconosciuti quei valori che hanno influenzato poi la nascita dei vari Comites e dello stesso Cgie. Per questo motivo non dobbiamo ricominciare tutto da capo ma riproporre quegli stessi valori attraverso forme al passo con i tempi”. Dello stesso avviso è anche Francisco Nardelli, anche lui vice segretario generale Cgie per le aree continentali e con nomina governativa. “E’ necessario che i giovani italiani all’estero abbiano un quadro chiaro del Paese d’origine, sia a livello di rappresentanza sociale che di quella istituzionale. Il rinnovamento della rete – ha concluso Nardelli – deve essere immediato perché si prometta una solidarietà intergenerazionale che non abbandoni nessuno”. Di convivenza fra le diverse culture ha parlato padre Giovanni Tassello, rappresentante delle Commissione Continentale di nomina governativa. Secondo il rappresentante infatti “i giovani necessitano di una comunicazione interculturale per confrontarsi con le comunità degli altri Paesi e raggiungere insieme degli obiettivi”. Dopo l’analisi e i suggerimenti di padre Tassello, sono eguiti gli interventi di Silvia Bartolini, presidente della Consulta dell’Emigrazione degli Emiliano-Romagnoli nel Mondo e della vice segretaria generale Silvana Mangione. (SEGUE)