Roma, 26 giu – “Una portata senza precedenti”. Così il senatore Nino Randazzo, segretario della commissione Agricoltura, giudica “l’iniziativa di candidare la dieta mediterranea all’iscrizione nella lista Unesco dei beni patrimonio culturale e immateriale dell’umanità”. “Come rappresentante degli italiani all’estero – ha detto Randazzo intervenendo sulla mozione per la salvaguardia della dieta mediterranea – è doveroso ricordare che i primi più importanti e numerosi portatori e promotori della dieta mediterranea nel mondo sono stati e continuano a essere, in numero crescente, gli emigranti italiani. Questo inscindibile binomio dieta mediterranea-emigrazione italiana, oltre a un innegabile costante aggancio sentimentale e culturale degli espatriati alla loro terra d’origine, oltre alla maggiore valorizzazione di tradizioni italiane dell’alimentazione che resistono all’usura del tempo, oltre alle opportunità di elevazione materiale e sociale offerte alle decine di migliaia di nostri operatori nel settore della ristorazione su tutto il pianeta, oltre ai comprovati benefici di questa millenaria, tipica alimentazione mediterranea per la salute umana, specie nella prevenzione di affezioni cardiovascolari, genera anche una ricaduta economica non indifferente sul Paese”. “Pensiamo – ha sottolineato Randazzo – anche al valore complessivo delle esportazioni nel comparto agroalimentare, pari a 20miliardi di euro all’anno. Ci sì trova di fronte non solo a un patrimonio culturale immateriale dell’umanità, ma anche ad un bene concreto, visibile, tangibile, qualificante e quantificabile, apportatore di benessere fisico e motore di progresso socio-economico”. Il parlamentare del Pd ha concluso: “Come tutti gli altri beni dell’umanità riconosciuti e tutelati dall’Unesco, anche il prezioso patrimonio culturale rappresentato dalla dieta mediterranea necessiterà di costante protezione, vigilanza, opera di promozione, informazione ed educazione, perché purtroppo, in un’epoca di micidiali fast food, in Italia e all’estero, numerosi sono gli stravolgimenti e gli inquinamenti arrecati all’immagine ed alla sostanza della buona cucina italiana di cui la dieta mediterranea è la migliore espressione”.
(Caf)