Berna, 10 lug – “Con un’azione
pacifica e simbolica abbiamo occupato il consolato di Berna, tutti gli altri
consolati della Svizzera (Basilea, Ginevra, Losanna, Lugano, San Gallo, Zurigo)
e le quattro agenzie consolari di Sion, Coira, Neuchâtel e Wettingen,
riscontrando una larga partecipazione di connazionali. Nel corso di tutte le
manifestazioni sono state consegnate ai consoli le lettere indirizzate a
Berlusconi, Frattini e Tremonti con le quali si chiede di conoscere i progetti
del Governo, manifestando contrarietà alla politica dei tagli dei capitoli che
riguardano i servizi consolari e più in generale le nostre collettività
residenti all’estero”. Lo ha affermato Anna Ruedeberg Pompei, componente del
Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, membro del coordinamento del
Partito Democratico di Svizzera e promotrice, assieme agli altri esponenti del
CGIE e dei Comites, delle manifestazioni di protesta. A Berna ieri mattina oltre
cento persone hanno occupato pacificamente il consolato, riempiendo la sala
d’accoglienza e dando vita ad un’assemblea nel corso della quale, oltre ad Anna
Ruedeberg Pompei, hanno preso la parola altri esponenti istituzionali, molti
cittadini e lo stesso console di Berna, Nicandro Cascardi, il quale ha
affermato che “fino ad oggi non si sa niente né si può prevedere quali potranno
essere le scelte e le eventuali conseguenze delle stesse”. Sia nel suo
intervento che nel corso della successiva conferenza stampa, Anna Ruedeberg ha richiamato
la “inaccettabilità della totale mancanza di rispetto protocollare da parte del
Governo e del Ministero degli Affari Esteri che a tutt’oggi non hanno informato
nessuno, né le rappresentanze istituzionali degli italiani all’estero, né le
strutture diplomatico-consolari, né i cittadini. Eppure sappiamo – ha
sottolineato la Ruedeberg – che decisioni sbagliate che prevedono tagli corposi
sono già state assunte. In questo senso sarei contenta di essere smentita, ma
dato che così non sarà continuo a ritenere questo comportamento una violazione
di una corretta prassi istituzionale che deve essere fondata sull’informazione
e sulla discussione con le strutture istituzionali deputate e con le
collettività. Ciascuno poi, per il ruolo e le funzioni che gli competono, potrà
decidere quello che riterrà più opportuno assumendosene anche ogni
responsabilità”. Nel corso della conferenza stampa alla quale erano presenti
oltre ad Anna Ruedeberg anche Cosimo Titolo e Cosimo Anastasia del Comites di
Berna, sono stati ringraziati i parlamentari del Pd e Franco Danieli, viceministro
degli Esteri con delega per gli Italiani nel mondo del precedente Governo e
dirigente della Circoscrizione Estero del Pd, per le parole di vicinanza e sostegno
espresse in favore delle iniziative dei cittadini italiani residenti in
Svizzera. “Noi non siamo – ha affermato
Anna Ruedeberg Pompei – pregiudizialmente contrari a iniziative di
modernizzazione e riorganizzazione dei servizi consolari, come era stato già
avviato negli anni precedenti. Ma le iniziative di oggi (ieri, ndr) vanno solo
nella direzione dei tagli in termini di risorse finanziarie e professionali. Quando
si tagliano 181 milioni di euro nell’arco dei prossimi tre anni, ai quali si
aggiunge la sottrazione di altri 72 milioni dal bilancio del Ministero degli
Affari Esteri nell’anno in corso, si comprende perfettamente che politica si
vuol fare contro gli italiani all’estero. Di fronte a scelte così drastiche e
penalizzanti – ha spiegato Anna Ruedeberg – è mia opinione personale che gli
italiani residente all’estero dovrebbero iniziare a prendere in considerazione
forme di protesta che prevedano atti di “sciopero fiscale” affinché, una volta
per tutte, si comprenda quanto le collettività italiane hanno fatto e stanno
facendo per la ricostruzione e la crescita dell’Italia e quanto ingenti siano
le rimesse dirette ed indirette nelle casse dell’erario nazionale. Questa è una
prima iniziativa – ha concluso Anna Ruedeberg Pompei – un’iniziativa pacifica,
simbolica, finalizzata a mandare un messaggio di dialogo e di apertura. Ma se a
questa richiesta di dialogo si dovesse rispondere con la chiusura e
l’indisponibilità al confronto, si sappia che le rappresentanze degli italiani
all’estero, in Svizzera ma non solo, e i nostri connazionali, sapranno
rispondere in maniera conseguente, civile e determinata. E noi sappiamo fare
sia le occupazioni simboliche che quelle effettive”.
(Sis)