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UNAIE STUDIA IMMIGRAZIONE, IMPARARE DA ESPERIENZE ESTERE

it@withub.it by it@withub.it
26 Settembre 2008
in Protagonisti
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Roma, 26  set – Passato da paese di emigrazione a paese di immigrazione nel volgere di pochi decenni, l’Italia è in grado di studiare e mettere in atto adeguate politiche di integrazione, e in che modo? E inoltre, il nostro paese è in grado di seguire le orme di altri paesi come Germania, Svizzera, Gran Bretagna, più avanti per caratteristiche in questo contesto? Erano queste le domande cui il convegno su “Cittadinanza, integrazione e politiche migratorie” organizzato dall’Unione Nazionale delle Associazioni Italiane all’Estero (Unaie), presieduto da Franco Narducci, si prefiggeva di rispondere, attraverso le testimonianze di molti esperti del mondo dell’emigrazione. Un appuntamento “dal quale ricavare utili indicazioni per le istituzioni, specie sulle tematiche del lavoro, un tema così importante e un costante strumento per analizzare e affrontare nella sua complessità e senza pregiudizi il fenomeno dell’immigrazione” come introdotto dallo stesso Narducci: secondo il deputato del Partito democratico eletto in Svizzera, proprio le associazioni hanno il ruolo fondamentale di “permettere il dialogo con le istituzioni e contribuire alla formazione dei valori, fattori necessari per l’integrazione”. Narducci ricorda che “tuttora la mobilità è anche dall’Italia verso, anche se magari in campi scientifici”, e che “l’esperienza di altri paesi attualmente molto più avanti di noi” deve insegnarci qualcosa: i nodi da risolvere, nello specifico, sono essenzialmente “il superamento delle difficoltà scolastiche, dignità abitativa, programmi di formazione personale, rimesse dirette, turismo di ritorno, tutela e rappresentanza”. Nella prima fase del convegno è intervenuto anche il vicepresidente della Camera, Rocco Buttiglione, che ha esortato a “ricordare il nostro passato di migranti, e quanta indifferenza ci fa il fatto di leggere sui giornali ogni di 40-50 migranti morti, prima di innervosirci quando qualche esponente del Vaticano ci invita a una maggiore umanità”. Secondo Buttiglione, la Bossi-Fini “non è così sbagliata, lo diventa con una gestione inadeguata dei flussi migratori. Per questo insisto che bisogna aprire canali di immigrazione legale e creare una conferenza mediterranea per lavorare tutti insieme al problema”. Edoardo Ales, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’università di Cassino, ha ricordato come “le stesse linee guida del trattato di Lisbona trattano l’immigrazione dal punto di vista di coesione sociale, e non solo strutturale” invitando il governo a trattare il problema a un livello più profondo. Laura Garavini, deputata del Pd eletta in Germania, ha portato l’esperienza tedesca in ambito di integrazione, basata sul motto “Promuovere e pretendere”: “In Italia si reagisce con isterismo ai fatti di cronaca, il che porta a razzismo e xenofobia – ha spiegato la Garavini – e l’integrazione è diventata una priorità per tutti i partiti. L’Italia invece pretende ancora di non occuparsene”. Nello specifico dell’esperienza tedesca è sceso anche Giuseppe Scigliano, presidente del Comites di Hannover, illustrando il recente Piano di Integrazione Nazionale in cui è stato coinvolto attivamente anche l’Intercomites, mentre l’economista Silvia Pieretti ha portato la testimonianza del modello d’integrazione britannico, basato su una sorte di “permesso di soggiorno a punti” gli immigrati extra-Ue. Nella seconda fase si è cercato di scavare all’interno dello stato dell’arte in Italia. Domenico Azzia, presidente onorario dell’Unaie si è detto “preoccupato per la mancanza di politiche di integrazione in Italia” ricordando che questa “deve venire dal basso” prima ancora che dalle istituzioni”. Franco Pittau, direttore del Dossier statistico immigrazione di Caritas e Migrantes, ha ricordato che “ l’esperienza  dell’emigrazione italiana nel mondo va portata ad esempio”, senza dimenticare che “gli italiani trasformarono la loro avventura in 2-3 generazioni in una grande epopea” e che altrettanto può accadere con gli immigrati di oggi in Italia. “Non abbiamo creduto negli italiani nel mondo – ha concluso amaramente – adesso non vogliamo nemmeno credere negli immigrati?”. Duro il giudizio sulle attuali politiche anche da parte di Andrea Olivero, presidente delle Acli, secondo cui “c’è un gravissimo deficit di cultura politica: addirittura, si fa fatica a mantenere i cittadini che lavorano regolarmente” rischiando di perderli per strada per le difficoltà del rinnovo dei permessi. “E si fa poco per gli alloggi, per la lingua, per i servizi, per le politiche scolastiche”. Leonardo Becchetti, presidente del Comitato Etico di Banca Etica, ha ricordato come “tutti gli economisti sono d’accordo che sempre e comunque l’immigrazione è una grande risorsa economica”, mentre Luigi Bobba, vicepresidente della Commissione Lavoro pubblico e privato” della Camera, propone l’introduzione, “magari per decreto” di un “permesso di soggiorno per ricerca di lavoro” proprio per evitare il passaggio dalla regolarità alla clandestinità. Anche per Rino Giuliani, infine, il problema da risolvere è quello legato al rinnovo del permesso di soggiorno “che spesso fa tornare l’immigrato nel disastro dell’illegalità. Insomma, “servono interventi strutturali, perché siamo in una situazione di emergenza e di non rinviabilità”.


(Sis)


 

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