Roma, 4 dic – Ieri a Sigillo, presso la Cripta “Santa Caterina”, si è svolta la serata inaugurale della mostra “I ricordi della miniera”. L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale di Sigillo, in collaborazione con il Museo Regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti”, ha aperto al pubblico la mostra dedicata a Santa Barbara, la protettrice dei minatori, che attraverso fotografie, documenti, proiezioni video ed incontri con le scuole, ha lo scopo di valorizzare l’importante memoria storica legata all’emigrazione umbra all’estero, in particolare quella migrazione diretta in “mina”. La mostra è un luogo della memoria che raccoglie le storie e i ricordi dei minatori umbri che, dalla fine dell’Ottocento fino agli anni sessanta del Novecento, lavorarono nelle miniere. Il sindaco di Sigillo, Antonella Brancadoro, nel suo intervento spiega lo scopo della mostra: “ricordare la fatica ed il coraggio di questi uomini che, mossi dalla necessità, accettarono condizioni inumane di lavoro. Braccia in cambio di carbone, come denunciavano i minatori, che oggi diventano il simbolo dell’emigrazione umbra. Sigillo, come gli altri centri della dorsale appenninica, è stato coinvolto in maniera intensa dall’esodo d’intere generazioni, speranzose di migliorare le proprie condizioni economiche e sociali. La mostra vuole rendere omaggio a tutti loro, in particolare a tutti gli ex – minatori di Sigillo che ogni anno, nonostante l’età, tornano a vedere con commozione, le foto, gli oggetti, i documenti della loro vita”. Il Presidente del Museo, Angelo Scassellati, ormai da anni collabora con il Comune di Sigillo all’organizzazione della mostra che, ci dice, “è un’importante momento di riflessione ed un contributo lodevole alla valorizzazione della memoria storica. Ricordare è un nostro dovere. Lo stesso Museo dell’Emigrazione di Gualdo Tadino ha una raccolta di oggetti di lavoro e video -proiezioni dedicate al lavoro in miniera perché questo è un aspetto che ha contraddistinto l’emigrazione umbra. Spetta a noi far conoscere ai più giovani le storie di tanti umbri che partirono per l’estero ed andarono a lavorare al fondo, nelle miniere americane ed europee, per guadagnarsi il pane, spesso a danno della propria salute, e con il ricordo rendere onore al loro coraggio”.
(SEGUE)