I DIPINTI DI BOB DYLAN
Tutti conoscono Bob Dylan come musicista, poeta della canzone e autore di testi entrati nella storia della musica come colonna sonora della vita di intere generazioni, pochi però sanno che Dylan dalla fine degli anni ’60 ha iniziato a dipingere. Fino al 10 marzo Palazzo Reale, a Milano, ospita la prima mostra dei dipinti di Bob Dylan in Italia, esponendo nelle stanze dell’Appartamento di Riserva 22 dipinti realizzati da Dylan nel 2012. Dai quadri emerge una New Orleans impregnata nell’atmosfera un po’ losca degli anni ’40 e ’50. Basati su immagini fotografiche, i dipinti si muovono fra l’isolamento dei soggetti e scene “dove i personaggi sono immersi in una tensione ed una violenza intime” come si legge nella presentazione della mostra curata da Francesco Bonami. “Amore e violenza sembrano però rimanere sempre sul bordo della tela, creando una strana atmosfera di sospensione – si legge ancora -. L’emozione rimane intrappolata nel dipinto, in attesa che lo sguardo dello spettatore la liberi. Anche il tempo è come rallentato e Dylan unifica la sua illusione pittorica svuotando quasi completamente i lavori del loro colore, come su una vecchia pellicola un po’ sbiadita. L’occhio si trasforma così in una lente capace di sostituire la registrazione della realtà al ricordo”.
I CAPOLAVORI FUTURISTI DELLA COLLEZIONE DI MARINETTI
Fino al 15 marzo “Marinetti chez Marinetti” presenta, alla Galleria Russo di Roma, oltre 40 opere provenienti dalla collezione privata del fondatore del Futurismo: da Luigi Russolo a Tullio Crali, da Fortunato Depero ad Ardengo Soffici, da Rougena Zátková ad Antonio Marasco, da Gino Galli a Renato Di Bosso, a Mino delle Site. Nell’esposizione, curata da Maurizio Calvesi, si ammira anche il famoso quadro del maestro dell’Aeropittura Gerardo Dottori “ La famiglia Marinetti”, uno dei lavori più significativi del Futurismo, già recentemente in mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Una sezione a parte della mostra è dedicata a opere provenienti da altre importanti collezioni: Il Ritratto della Signora Cragnolini Fanna di Umberto Boccioni, dalla collezione di Margherita Sarfatti. Due importanti quadri di Giacomo Balla provenienti direttamente da casa Balla: Balfiore: rose e Petunie; due significativi disegni di Carlo Erba: Ritratto della madre Giuditta e Ritratto di Filippo Tommaso Marinetti. Destinato alla sola esposizione e non alla vendita, un nucleo di opere di grande rilevanza storico-artistica, un’occasione unica per ammirare le opere appartenute al padre del movimento futurista: il ritratto di Benedetta di Giacomo Balla; il famoso ritratto di Marinetti Sole Marinetti di Rougena Zátková; le due opere di Benedetta Ironia e Luci + rumori di treno notturno; il Marinetti ferito dei fratelli Francesco e Pasqualino Cangiullo; il poco noto ritratto di Marinetti di Leo Longanesi; due ritratti di Aldo Palazzeschi di Ardengo Soffici e anche alcune celebri tavole parolibere dello stesso Marinetti.
UNA FATTORIA DI ANIMALI MECCANICI
Vecchi attrezzi, ferri rugginosi, tubi e falcetti dimenticati in cantine, parti di macchine in disuso: sono gli oggetti preziosi reinventati dalla scultrice grossetana Patrizia Lottini. Dall’assemblaggio riconoscibile di questa ferraglia arrugginita l’artista fa nascere nuove forme di vita meccanica, gli animali astratti e fantasiosi che trovano la loro collocazione ideale alla Sala Santa Rita di Roma, fino al 2 marzo. La mostra, a cura di Norberto Vezzoli, è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale Dipartimento Cultura – Ufficio Programmazione e Gestione Spazi Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Il percorso creativo che conduce a questa sorprendente “Fattoria degli animali meccanici” nasce dallo stretto rapporto dell’artista con la natura, in particolare con l’ambiente della maremma, suo specifico luogo d’origine e di vita. Il contatto costante con l’esperienza di fattoria, la conoscenza della funzione degli attrezzi e la dimestichezza con la vita degli animali si unisce allo studio delle antiche saghe e leggende locali, costituendo il filo di collegamento coerente di tutto il lavoro della scultrice. Il disco della frizione di una vecchia millecento che diventa il guscio di una chiocciola o un vecchio forcone che forma la coda di un gallo sono i materiali che, incontrandosi e sovrapponendosi, creano nuove forme e figure dando origine alla fattoria con diversi tipi di vita animale e sconosciuti abitanti dei boschi maremmani, in bilico tra saghe, fantasia ed estro creativo. Sono attrezzi e macchine che raccontano del lavoro nei campi e che l’artista destruttura e recupera a nuova vita, dando nuova dimensione alle forme, nuove vite plasmate dall’arte e dalla fantasia. Patrizia Lottini nasce a Grosseto nel 1955 e da qualche anno vive in una piccola fattoria al Pian dei Bichi, nel comune di Roccastrada, nel cuore della maremma grossetana.
CON NANNI BALESTRINI IL FILM PIU’ LUNGO AL MONDO
La Galleria Martano di Milano presenta, fino al 2 marzo, “Tristanoil” di Nanni Balestrini, considerato il film più lungo del mondo. Presentato di recente a Kassel, in Germania, in occasione dell’importante fiera Documenta13, il film del 78enne poeta milanese, tra gli animatori della stagione della Neoavanguardia, è stato proiettato per 100 giorni/2400 ore, ed ora prosegue senza interruzione con un nuovo ciclo di proiezioni per la durata di un anno in una serie di spazi espositivi italiani: Fondazione Marconi di Milano, Galleria Frittelli di Firenze, Museo Macro, Roma, Galleria Mazzoli di Modena, Fondazione Morra di Napoli, Palazzo Ducale di Genova. La proiezione di Milano è accompagnata da una serie di opere su tela tratte da immagini del film. “Tristanoil” è un film generato attraverso un computer che riassembla, in sequenze di 10 minuti ciascuna, oltre 150 clip video in modo che ogni sequenza sia diversa dall’altra pur trattando il medesimo argomento: la distruzione del pianeta attraverso un uso predatorio delle sue risorse. I brani video selezionati da “Dallas”, news di disastri ecologici, immagini della borsa, di sfruttamento, di miseria, di guerra, emergono amalgamandosi da un flusso di petrolio dorato che le omologa e le riconfigura in un gioco combinatorio ipoteticamente infinito. All’origine del progetto è il romanzo combinatorio “Tristano” di Balestrini, pubblicato nel 2007 in copie ognuna diversa dall’altra grazie a un procedimento combinatorio, costruito sul montaggio potenzialmente infinito di materiali linguistici variegatissimi.
LE ULTIME FOTO “A NUDO” DI LEONARD FREED
Dopo la mostra presso la Fondazione Le Stelline di Milano e quella di Roma presso il Museo in Trastevere , entrambe nel 2011, il lavoro di Leonard Freed torna in Italia con circa 20 immagini in bianco/nero – e del tutte inedite sia in Italia che nel resto d’Europa – dedicate al tema del nudo, tema del tutto inconsueto per questo autore. Alla galleria Acta International di via Panisperna, a Roma, la mostra “Kate-Nudi, 2001-2004” presenta, fino al 7 marzo, uno degli ultimi lavori – prima della scomparsa nel novembre 2006 dopo una lunga battaglia contro il cancro – del noto fotografo americano. In varie occasioni Freed aveva fotografato dei “nudi”, ma mai aveva realizzato un lavoro così uniforme e continuativo con la stessa modella. Kate, insegnante di yoga , è la protagonista di questo lavoro; si situa, all’interno dello spazio chiuso o dell’ambiente aperto, in maniera totalmente libera, lasciando all’occhio del fotografo l’abilità di rivelare aspetti di se sinora sconosciuti. La sua carriera sbocciò durante il movimento per i diritti civili, quando viaggiò per il paese insieme a Martin Luther King nella sua celebre marcia attraverso gli Stati Uniti dall’Alabama a Washington. Nel 1967 Cornell Capa lo scelse come uno dei cinque fotografi partecipanti alla sua mostra “Concerned Photography”. Nel 1972 entrò a far parte della Magnum Photos.