Il caso Google, il Jobs Act tutto da rivedere, il dilagare di stralci di intercettazioni telefoniche sui giornali. Sono solo tre degli esempi pratici degli abusi quasi quotidianamente perpetrati alla privacy e alla diffusione dei dati personali, secondo la relazione annuale al Parlamento del presidente dell’Autorità Garante, Antonello Soro. Il cui giudizio sulle norme contenute nella delega sul lavoro, argomento di stretta attualità politica, sembra essere un vero e proprio monito per il governo Renzi. “Nei rapporti di lavoro il crescente ricorso alle tecnologie nell’organizzazione aziendale, i diffusi sistemi di geolocalizzazione e telecamere intelligenti hanno sfumato la linea – un tempo netta – tra vita privata e lavorativa – premette Soro – È auspicabile che il decreto legislativo all’esame delle Camere (il Jobs Act appunto ndr) sappia ordinare i cambiamenti resi possibili dalle innovazioni in una cornice di garanzie che impediscano forme ingiustificate e invasive di controllo, nel rispetto della delega e dei vincoli della legislazione europea. Un più profondo monitoraggio di impianti e strumenti non deve tradursi in una indebita profilazione delle persone che lavorano”. E sul punto si era espressa tra l’altro, nel suo discorso introduttivo, anche la presidente della Camera Laura Boldrini, che aveva auspicato che nelle prossime settimane, “durante l’esame parlamentare, ci sia la possibilità di aprire un confronto che faccia chiarezza sui dubbi emersi riguardo allo schema di uno dei decreti attuativi del Jobs Act varati dal governo la settimana scorsa, quello riguardante l’uso di strumenti di lavoro come personal computer, smartphone, tablet”.
ALLARME GENERALIZZATO. Ma il Garante per la Privacy ha lanciato un allarme ben più generalizzato: “La vulnerabilità di dati non protetti ha effetti dirompenti sulla loro integrità, correttezza e disponibilità. Non c’è protezione dei dati senza sicurezza e garantire la sicurezza è sempre più difficile, considerato l’aumento esponenziale della criminalità informatica, di cui tutti siamo potenziali vittime: dai furti di identità, di account personali, alla violazione dei sistemi di pagamento elettronico fino ai blocchi di computer con finalità estorsiva”. Insomma, “come è stato per la cultura ambientalista, occorre infatti diffondere la consapevolezza che anche nell’Infosfera ogni atto compiuto deve essere un atto responsabile e che il contributo di ciascuno, oggi, è indispensabile per migliorare la prospettiva del nostro futuro e tracciare uno sviluppo sostenibile del pianeta connesso. E questa è sfida che interroga gli Stati ed esige una risposta globale. Una Kyoto della protezione dati”. Una sfida che la Camera ha già iniziato ad affrontare con la creazione di una apposita commissione, richiamata dalla stessa Boldrini: “ho fiducia che entro il mese prossimo la Dichiarazione assuma forma definitiva, per diventare – questa l’ambizione – nel successivo passaggio in Aula un atto di indirizzo che impegni il Governo a promuovere in tutte le sedi internazionali i principi contenuti nella Carta e a sostenere la necessità di definire una cornice di tipo “costituzionale”: naturalmente in un senso diverso da quello classico, perché non si tratta di elaborare un testo fisso per i prossimi decenni, ma norme in continua evoluzione, come lo è il mondo al quale vogliamo applicarle”.
(Sis – 23 giu)