Romano d’adozione, Luigi Boille, protagonista tra i maggiori dell’Informale europeo, era pordenonese di nascita ed è la sua città d’origine a volergli dedicare la prima grande retrospettiva a pochi mesi dalla sua scomparsa. Un’ampia e attenta selezione di sue opere, oltre 140 – quasi tutte concesse in prestito dall’Archivio Luigi Boille di Roma – è esposta fino al 2 ottobre alla Galleria d’arte moderna e contemporanea Armando Pizzinato di Pordenone, nella mostra dal titolo “Il segno infinito”, per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune friulano. Come ha scritto Giulio Carlo Argan, il segno di Boille “svolgendosi e modulandosi come pura frase pittorica, realizza e comunica uno stato dell’essere, di immunità o distacco o contemplazione”. E fu proprio Argan ad andare a scovarlo nel suo studio parigino, nel 1964, portando al rientro dell’artista a Roma e al formarsi di un sodalizio che condusse Boille alla Quadriennale e nel, 1966, alla Biennale di Venezia. Le innumerevoli mostre personali e collettive a cui ha partecipato in tutta Europa e nel mondo tracciano un profilo di Boille che è quello di uno dei maestri storici della pittura astratto-informale europea, la cui ricerca è sempre originale e stimolante, ma anche fedele a una cifra stilistica ben precisa ed inconfondibile.
TORINO, NELLO SPECCHIO DI BAUMGARTEN
Dalle stampe con i vasti territori selvaggi del massiccio della Guayana a lastre di marmo su ognuna delle quali è incisa una lettera dell’alfabeto che nomina i fiumi dell’Amazzonia, già alla Biennale di Venezia nel 1984; dalle opere realizzate con lastre di specchio alle stampe digitali di modelli di navi medioevali, da Nachflug – lavoro che si sviluppa orizzontalmente, sul pavimento e che tratta delle migrazioni di uccelli – alle carte geografiche, reti mimetiche, cumuli di terra e piume d’anatra. Con la mostra “Specchio del Mare” la Galleria Franco Noero di Torino rende omaggio, fino al 15 ottobre, al lavoro del 72enne artista tedesco Lothar Baumgarten, già allievo di Joseph Beuys, da cui derivano le idee antroposofiche visibili nella sua opera. Il film etnografico Kanawa Yanomami del 1979, chiude il circolo del percorso espositivo.
TORINO: IL PIEMONTE SULLE… STOVIGLIE
A cavallo fra ‘700 e ‘800 due fondamentali innovazioni rivoluzionarono la produzione e il commercio di piatti e stoviglie in ceramica destinati a un vasto pubblico: la produzione di ceramica fine, ottenuta grazie all’aggiunta di caolino nell’impasto, e la scoperta della tecnica che permette di stampare le decorazioni senza dipingerle a mano. Una sessantina di tali esemplari, che portano impresse vedute di Torino e del Piemonte, sono esposti alla Biblioteca della Regione Piemonte, a Torino, fino al 7 ottobre. “Alla manifattura francese di Creil – sottolinea il collezionista Piero Gondolo della Riva, che ne ha curato l’allestimento – dobbiamo la riproduzione di fantastici scorci di Torino e del Piemonte e interessanti carte geografiche risalenti al primo ventennio dell’800”. Non solo la geografia, ma anche la storia – e in particolare l’epopea napoleonica – suggerì la realizzazione di moltissimi piatti, come quelli della manifattura francese di Montereau che raffigurano la morte del generale Desaix a Marengo e immortalano alcune battaglie svoltesi in Piemonte. In mostra spicca la produzione della manifattura torinese Dortu che raffigura palazzi e castelli piemontesi che spaziano dal Valentino alla reggia di Venaria, dalle Manifatture di Regio Parco alla basilica di Superga, ai castelli di Racconigi e di Govone.
VENEZIA, LA PIU’ ANTICA NAVE TRICOLORE
Colò a picco, con il brigantino che difendeva, all’alba del 22 febbraio 1812, al largo di Lignano. Fatta riemergere dal fondale adriatico, è stata restaurata dagli scienziati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia esperti di corrosione. La petriera, piccolo cannone ad avancarica in bronzo, è in mostra nella sala Colonne di San Sebastiano (Venezia), fino al 28 ottobre, assieme alla storia del Mercurio, la più antica nave battente bandiera tricolore conosciuta e tra le più importanti scoperte dell’archeologia marittima. Il restauro ha impegnato per un anno e mezzo il gruppo di ricerca sulla corrosione del Dipartimento di Scienze molecolari e nanosistemi, coordinato da Giuseppe Moretti. Progettata e realizzata una vasca adatta al reperto, i ricercatori e gli studenti coinvolti nel progetto hanno alternato elettrolisi, lavaggi e pulitura meccanica, riuscendo a togliere le tante incrostazioni e proteggere la superficie originale del cannone. La petriera restaurata è tra le tante novità frutto di anni di studi sulle centinaia di resti e reperti rinvenuti, ma non è l’unica. Gli archeologi marittimi di Ca’ Foscari hanno infatti rinvenuto una delle prime lattine ermetiche in circolazione. Questo contenitore, che avrebbe rivoluzionato l’alimentazione specialmente in ambito militare, era stato brevettato in Inghilterra appena pochi mesi prima, nel 1810. “La lattina permette di conservare il cibo per lungo tempo – spiega Carlo Beltrame, direttore degli scavi sul Mercurio – dava così la possibilità ai marinai di avere un’alimentazione forse non succulenta ma certo più variata e soprattutto vitaminica. La maggior parte delle provviste veniva stivata in sacchi o contenitori di legno e veniva servita agli ufficiali su stoviglie pregiate, come la maiolica e la porcellana trovate sul relitto, e ai soldati semplici su ceramica povera”. Il brig della flotta del Regno Italico, con base a Venezia, si adagiò al fondale su un fianco, quello sinistro. Quel lato della nave è dunque arrivato ai giorni nostri in uno stato di conservazione migliore e lì gli archeologi hanno scavato in profondità portando alla luce, ad esempio, gli attrezzi del calafato, lo specialista che aveva il compito di mantenere stagne le connessure tra le tavole del fasciame e di impeciare lo scafo dentro e fuori. Lungo i pannelli esposti a San Sebastiano si aprono scorci sulla vita a bordo del Mercurio, sulle uniformi e le calzature indossate dall’equipaggio, sugli oggetti personali e, naturalmente, sulle armi. Il Mercurio, la notte in cui esplose e colò a picco, scortava il Rivoli, un vascello francese da 80 anni varato in Arsenale e qui rimasto fermo per molti mesi, che Napoleone voleva prendesse per la prima volta il mare. L’intelligence inglese aveva intuito e allertato il vascello Victorius, comandato dal capitano di vascello Talbot, e il brig Weasel, comandato dal capitano di fregata Andrew, i quali incrociavano la costa veneta nella convinzione che la squadra italo-francese da lì a poco sarebbe uscita dal porto di Malamocco. Barré, comandante del vascello Rivoli, ordinò infatti alla squadra di prendere il largo verso nord. Alle 2.30 del mattino, il Victorius avvistò la formazione nemica e diede ordine al capitano del Weasel di attaccare il brig italiano da poppa. Le cronache parlano di un cannoneggiamento che durò quaranta minuti e che si concluse con l’esplosione del Mercurio, colpito nella Santa Barbara.
ROMA: LA CAMERA CELEBRA IL VOTO DELLE DONNE
A 70 anni dalle prime elezioni a cui le donne italiane parteciparono con il “diritto di eleggere” e “di essere elette”, la Camera dei deputati ripercorre, attraverso documenti d’archivio, atti parlamentari, materiali bibliografici, fotografici e audiovisivi, il lungo percorso compiuto per la conquista del suffragio femminile. La mostra “1946. L’anno della svolta”, aperta fino al 31 ottobre – è allestita all’interno della Sala della Lupa che nel giugno 1946 ospitò la proclamazione dei risultati del referendum istituzionale per la scelta tra Monarchia e Repubblica: la Sala, dunque, dove nacque la Repubblica Italiana e che viene riaperta per l’occasione dopo quattro anni di attenti restauri. Il 1946 è stato l’anno della svolta. L’anno nel quale le donne italiane votarono per la prima volta ed entrarono a far parte dell’Assemblea Costituente, a cui era affidato il compito di redigere la Carta Costituzionale dell’Italia repubblicana, entrata in vigore l’1 gennaio 1948. La mostra della Camera dei deputati racconta il lungo tragitto che, a partire dall’Unità d’Italia, ha condotto alla conquista del suffragio universale. Grazie a documenti originali, testi e atti parlamentari, tratti in gran parte dall’Archivio storico e dalla Biblioteca della Camera dei deputati, emergono le figure di alcuni protagonisti di questa battaglia civile e politica, donne e uomini: da Anna Maria Mozzoni a Anna Kuliscioff, dal deputato mazziniano Salvatore Morelli a Maria Montessori, e poi il giurista Lodovico Mortara, Angela Maria Guidi Cingolani, componente della Consulta Nazionale, prima donna a svolgere un intervento nell’emiciclo di Montecitorio, fino ad approdare alle 21 donne elette all’Assemblea Costituente.