Roma, 11 mag – Sua Eccellenza Monsignor Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e già Direttore generale della Fondazione Migrantes, e Monsignor Silvano Ridolfi, ultimo direttore dell’UCEI, si sono soffermati rispettivamente sull’impegno dell’organismo pastorale della CEI nella storia. Monsignor Perego ha richiamato all’attenzione le quattro passioni che muovono da sempre la Fondazione: quella per la conoscenza del migrante, quella per l’accoglienza, per l’accompagnamento e per la dignità umana. “La conoscenza dei migranti – ha illustrato – ha permesso all’azione della chiesa di essere sempre aggiornata sulla mobilità umana. Da qui il contributo attivo svolto durante i passaggi legislativi italiani, dalla legge Foschi, del 1986, alla Martelli del 1990, la Legge Dini del 1995, fino alla Turco-Napolitano del 1998, e alla Bossi-Fini del 2002. La collaborazione stretta tra Caritas italiana e Migrantes, nel 1998, ha portato contributi importanti come l’articolo 18 sulla protezione sociale delle vittime di tratta. Interessante anche il lavoro di critica di alcuni passaggi della Bossi-Fini: allora fu sottolineato come questa legge avrebbe portato disordine nell’immigrazione in Italia, che è stato poi il dato di fatto vissuto in questi ultimi 15 anni”. Infine, Sua Eccellenza Monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, a cui si devono i finanziamenti della realizzazione di “Impronte e Scie. 50 anni di Migrantes e di migranti”, sollecitato sul ruolo della Chiesa in Italia nei confronti della mobilità odierna ha detto: ” Come credenti dobbiamo intensificare l’attenzione per la mobilità umana ricordando che non è frutto di una sensibilità emotiva o di un mero orientamento culturale. Oggi più che mai va recuperata e intensificata la consapevolezza che ad aprirci all’accoglienza è il Vangelo; è la parola di Dio, non il frutto di strategie politiche”. Monsignor Galantino ha concluso la sua relazione dicendo: “Ero forestiero e mi avete accolto: sono queste le parole che ci guidano e che devono venire prima di tutto. Dobbiamo dire più spesso che accogliamo perché siamo credenti. Va denunciato con chiarezza il rifiuto per chi rifiuta l’accoglienza, in nome della nostra vocazione a essere la fontana del villaggio che irriga i solchi resi aridi dall’egoismo”. (bur)