Roma, 18 mag – “L’intera valutazione fenomenologica è – secondo l’UCPI – legata a dati fondati sulla mera ‘percezione’ piuttosto che su di una attenta lettura dei dati. Immaginare, così, che si debba ‘ridurre sensibilmente ogni eventuale margine di impunità per i colpevoli di reati particolarmente odiosi’, senza specificare dove come e perché tali reati resterebbero ‘impuniti’, e per quale ragione ne sarebbe responsabile la legislazione penale, resta un mistero. Immaginare, sia pure implicitamente, un maggiore ricorso alla ‘carcerazione preventiva’ significa dimenticare che la percentuale dei detenuti presenti nelle nostre carceri in attesa di giudizio (ben oltre il 30% di media) supera di gran lunga le percentuali degli altri paesi europei (22 %)”. Al secondo punto, i penalisti contestano “la riforma dell’istituto del giudizio abbreviato con riferimento ai reati più gravi (ivi compreso l’omicidio)” che “risponde anch’essa ad una intenzione puramente propagandistica, fondata sulla ignoranza del dato che i più gravi fatti di omicidio vengono comunque puniti, anche in caso di accesso al rito speciale, con l’ergastolo (attraverso il meccanismo previsto dalla legge della sola esclusione dell’isolamento diurno), mentre una indiscriminata soppressione del rito abbreviato per i reati di omicidio imporrebbe un impegno delle Corti d’Assise non immaginabile, tempi di celebrazione dei processi lunghissimi con costi economici e sociali altissimi”. “Altrettanto pericolosa e demagogica la proposta di riforma dell’istituto della legittima difesa, operato attraverso la formulazione di una presunzione assoluta di proporzionalità della reazione violenta nei casi di violazione di domicilio. Una inaccettabile ‘licenza di uccidere’ che dovrebbe peraltro essere realizzata al fine evitare l’intervento del Giudice ed il controllo da parte della stessa autorità giudiziaria”. (SEGUE)