Roma, 18 mag – L’ultimo punto riguarda la riforma del CSM “impropriamente denominato ‘organo di autogoverno della magistratura’, invece che ‘governo autonomo’”, i rapporti fra politica e magistratura, la geografia giudiziaria, e il “ripristino della piena funzionalità della giustizia”. Questioni che, sottolineano i penalisti, “sono state poste dall’avvocatura penale al centro della propria azione associativa” e che “vengono prospettate con una tale genericità e approssimazione da non consentire neppure una valutazione positiva, potendo trovare le problematiche indicate soluzioni sostanzialmente difformi o addirittura del tutto contrarie rispetto alle soluzioni elaborate e prospettate dall’Unione”. “Sia pure in termini generici, ma ugualmente preoccupanti – prosegue la nota – si è immaginato di voler incidere ancora sull’istituto della prescrizione, rendendo così il processo infinitamente lungo, dimenticando che indagati, persone offese, e la stessa società hanno diritto ad un processo che abbia durata ragionevole, in conformità ai principi costituzionali. Il contratto, sul punto, trascura ogni elemento statistico, dal quale risulta che il problema della prescrizione è determinato soprattutto da mancanza di organizzazione e di risorse, e dalla irragionevole durata delle indagini, il che finisce anche con lo snaturare il processo a tendenza accusatoria”. “L’approccio demagogico – è la conclusione – costituisce l’esito di un’azione propagandistica (che UCPI denuncia da tempo) amplificata da una non sempre responsabile diffusione mediatica e che ora vede rinchiudere la prospettata azione di governo all’interno di un ‘vincolo cieco’ di visioni autoritarie e di azioni repressive, del tutto privo di prospettive democratiche e di respiro aperto ai valori cardine della nostra Costituzione. Un approccio ideologico ed un programma che aprono inquietanti scenari di involuzione, e che l’avvocatura si impegna sin da ora a contrastare, con tutti i mezzi e con ogni forma di azione politica e associativa, in difesa delle garanzie e delle libertà di tutti i cittadini e dei valori costituzionali e convenzionali del giusto processo (art. 111 Cost.)”.
(Red)