Roma, 9 nov – Settimana ad altissima tensione sul ddl anticorruzione, terminata giovedì 8 con una seduta di fuoco delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia, nella quale sono dovuti intervenire i commessi a separare deputati di maggioranza e minoranza. Il nodo del contendere è la prescrizione, che il M5S ha voluto fortemente inserire all’interno del provvedimento, scontrandosi però con due ordini di problemi. Il primo, più importante, politico: la Lega non era convintissima, il dissidio è stato risolto con un compromesso. Sì dunque all’emendamento dei due relatori, Businarolo e Forciniti (entrambi grillini): la prescrizione si interrompe con la sentenza di primo grado, ma la norma entrerà in vigore nel 2020, insieme a una riforma più ampia del processo penale. L’accordo è arrivato solo nel primo pomeriggio di giovedì 8, proprio mentre era in corso la seduta della Commissione: ed è stato annunciato via Facebook dal ministro Bonafede. Apriti cielo: le opposizioni sono insorte sul comportamento del Guardasigilli, e la miccia è stata la trasmissione via microfono delle sue dichiarazioni da parte di Giovanni Donzelli (Fdi). Lì è iniziata la bagarre: le minoranze, Pd in testa, hanno cercato di rinviare la votazione, ma la presidente della Commissione Giustizia Sarti l’ha indetta comunque, in un clima di vero e proprio caos. Lo scontro si sposta ora alla prossima settimana, quando inizieranno le votazioni che si concluderanno venerdì 16. L’approdo in Aula del testo è infatti slittato a lunedì 19. In realtà, la temperatura si era fatta subito incandescente, fin da lunedì 5, quando i due relatori avevano prima ritirato e poi ripresentato l’emendamento contenente la riforma: l’unica differenza tra prima e seconda versione era l’inserimento di una parte consequenziale che agiva sul titolo del ddl. In questo modo da una parte si prendeva tempo in attesa dell’accordo interno alla maggioranza; dall’altra si cercava di evitare che l’emendamento fosse dichiarato inammissibile per estraneità di materia. I presidenti delle due Commissioni, Brescia e Sarti, anch’essi entrambi Cinquestelle, hanno così interpellato direttamente il presidente della Camera Fico, che ha risposto che la Commissione può autonomamente decidere di ampliare o restringere il perimetro delle proposte legislative, ma se questo avviene a termine per la presentazione degli emendamenti scaduto, lo stesso termine va riaperto. Gli uffici di presidenza hanno così deciso prima di votare l’ampliamento; e poi di fissare martedì 13 il termine per la presentazione dei subemendamenti alla proposta Businarolo-Forciniti (con le opposizioni che hanno protestato anche per la mancata riapertura del termine su tutto il provvedimento). Minoranze sul piede di guerra, dunque: non solo il Pd che contesta le modalità della discussione (lunedì 5 il dem Fiano ha chiesto più volte se fosse stata fatta una valutazione di ammissibilità della prima versione del testo sulla prescrizione, con la Sarti che ha risposto che non era tenuta a fornire la risposta essendo stato l’emendamento ritirato), ma anche Fi che parla con Sisto di “sgretolamento della democrazia” e si prepara a una durissima battaglia nel merito. (segue)