Roma, 9 nov – A seguito di eventi di acquisizione dall’estero e per importanti operazioni di vendita, il grado di internazionalizzazione attiva delle multinazionali italiane, misurato come incidenza delle attività realizzate all’estero rispetto al complesso di quelle svolte in Italia, entrambe misurate in termini di addetti, è in lieve flessione rispetto al 2015: le imprese italiane industriali impiegano all’estero un numero di addetti pari al 18,4% di quelli delle imprese residenti in Italia (-1,3 punti percentuali rispetto al 2015); nei servizi l’incidenza è del 6,9% (-0,1 punti percentuali).
Nel settore industriale si segnala una diminuzione del grado di internazionalizzazione di quasi 16 punti percentuali per il settore dell’estrazione di minerali da cave e miniere, di oltre 10 punti percentuali per la fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi e di 6,5 punti nella fabbricazione di altri mezzi di trasporto.
Nei servizi il grado di internazionalizzazione attiva è in calo nei servizi di informazione e comunicazione (-4,2 punti) e nelle attività finanziarie e assicurative (-2,6 punti).
La dimensione media delle controllate italiane all’estero è piuttosto consistente (75 addetti), soprattutto se confrontata con quella delle imprese residenti in Italia (3,8 addetti), aspetto che emerge sia per l’industria (115,1 addetti all’estero rispetto a 5,8 in Italia) sia per i servizi (51,4 addetti all’estero contro 3,2 in Italia).
Le affiliate italiane all’estero destinano il 31,1% del loro fatturato alle vendite su mercati diversi dal paese di localizzazione. Le controllate estere delle multinazionali italiane confermano quote notevoli di fatturato esportato verso l’Italia nei settori tradizionali del Made in Italy: industrie tessili e confezione di articoli di abbigliamento, di articoli in pelle e pelliccia (49,7%), fabbricazione di articoli in pelle e simili (38,4%) e fabbricazione di mobili e altre industrie manifatturiere (29,3%).
La quota di fatturato destinata al paese estero in cui è realizzata la produzione è rilevante ma in calo, rispetto all’anno precedente, nella fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (72,2%, -5,1 punti percentuali rispetto al 2015) e nella fabbricazione di prodotti farmaceutici (69,6%, +11,6 punti rispetto al 2015).
(red)