Roma, 3 dic – Domani alle 21 al Teatro Dal Verme, con la partecipazione dell’orchestra sinfonica I Pomeriggi Musicali, sarà a Milano per presentare il suo nuovo progetto discografico, Hybrid, uscito in tutto il mondo lo scorso 26 ottobre per Universal Music. Come nasce questo progetto? “Con il primo brano dell’album, Hybrid, ho voluto sperimentare il ritorno alle sonorità e a un beat hip hop tipici degli anni ‘90, un beat con elementi classici che genera uno stile molto particolare che può essere definito ‘hip hop sinfonico’. Ricreare un beat hiphop e affidare all’orchestra la ricerca della rima ‘perfetta’ è stato il lavoro alla base della creazione del brano Hybrid”. Come la musica classica può incontrare l’hip hop americano? “L’ambiente classico, quello da dove provengo, è sempre stato abbastanza chiuso (anche se si intravedono segnali di apertura) mentre l’America è la patria della contaminazione: lì ho imparato ad ascoltare l’hip hop. Non conoscevo questo mondo ma ho capito che poteva essere ‘mescolato’ al classico. Mi sono reso conto poi, che in Italia arriva solo la decima parte di quello che è in realtà questo genere: un genere ben codificato che racconta quella che è una sofferenza sociale. Erroneamente si associa lo stile hiphop al rap: l’hiphop è cultura e nasce come forma di protesta. Molti cantanti rapper, specialmente italiani, creano soltanto delle rime ma non appartengono alla cultura hiphop e non ne faranno mai parte. Ho ascoltato molto questo stile, confrontandomi con alcuni protagonisti importanti della scena americana e mi ha colpito molto l’hiphop di protesta, tipico degli anni ‘90: un modo di rompere gli schemi, un modo per rivendicare i diritti negati. Ho notato che l’hip hop di quegli anni conteneva all’interno delle sonorità elettroniche molto particolari con diversi suoni che si incrociavano quasi a creare un gioco sinfonico. Da qui l’idea di unire un’orchestrazione sinfonica a questi suoni elettronici. (BIG ITALY/ /SEGUE)